di Jessica M.

                                                                     

     

    Mi chiedo come mai l’acqua debba solo scendere dalle nuvole, venir assorbita dalle radici di un albero o finire nel nucleo di un lago, perché deve fare tutti i giorni lo stesso ciclo, perché non potremmo lavorare anche noi gocce d’acqua? 

   All’ apparenza sono trasparente e liquida, ma i miei genitori dicono che quando sono in gruppo divento opaca e un po’ solida, a me non sembra, ma opaca o trasparente sono proprio carina!  

   Tutti mi dicono che sono una goccia troppo carina perché lavori! Il mio nome è Mery. 

Mia sorella Lois ha le idee chiare come me; ed è anche molto carina, non per questo ci dicono che sembriamo due gocce d’acqua!

   A volte sono anche molto simpatica, sempre allegra, carina…insomma, ho tutte le doti per formarmi un gruppo e scavare sottoterra alla ricerca di chi sa cosa. 

   Ora vi spiego: nonostante si tratti sempre d'acqua, la grandine, la neve, la pioggia e il vapore acqueo sono cose ben distinte che non hanno vie di comunicazione.

   Io e Lois aspettiamo disperatamente l’arrivo di qualche altra goccia d’acqua ma senza speranza, quando, mentre stiamo per tornare a casa, arriva a nuoto Peter, una goccia veramente carina che, rivolto verso,  di noi dice:          “Ei!  Anch’io vorrei aiutarvi” .

   Io e Lois ci guardiamo e in coro urliamo: “Va bene!”.   Si fa notte, io, Lois e Peter andiamo a prendere un caffè all’ “Acquaspring” poi andiamo a letto a fare una bella dormita prima dell’impresa più grande del mondo: scavare ben ottanta metri sotto terra.

     E' mattina, io e Lois ci alziamo entusiaste.

Peter suona alla porta noi apriamo e…puf come per magia ci troviamo davanti migliaia e migliaia di gocce pronte a scavare; non crediamo ai nostri occhi, certo che Peter ha fatto proprio un bel lavoro, perché di fronte a noi non ci sono solo gocce d’acqua, ma anche fiocchi di neve, cubi di grandine e vapore acqueo!

    Io, Lois e Peter siamo i primi a scavare, e un metro a testa lo abbiamo fatto, poi arrivano tutti i fiocchi di neve che ne scavano altri ventisette, il vapore acqueo con altri venti, la grandine con quindici  e infine le gocce di  acqua con altri quindici: i conti tornano

   Ben presto gli umani trovano gli inghiottitoi da cui esce del fumo perché la temperatura costante è di dodici gradi e così le denominano “Grotte dell’Inferno” credendo che quei fumi fossero i fuochi ardenti dell’inferno. 

   Un giorno un certo Ludovico Quarina entra nelle nostre grotte e capisce il motivo per cui esce del fumo dagli inghiottitoi: perché la temperatura è costante, proprio come ho detto prima.

   Successivamente un vescovo che viveva in questa zona, non contento del nome dato alle grotte decide di rinominarle “Grotte dell’Onferno”.

   Sono passati dieci anni, sono un po’ più vecchia ma sempre carina, sono sposata con Peter e ho due figli; i turisti sono aumentati e nella grotta abitano settemila pipistrelli e qualche ragnetto; hanno montato delle piastrelle su cui gli umani possono camminare facilmente e a fianco scorre un ruscello: siamo noi gocce d’acqua che abbiamo scavato queste grotte.