RACCONTO 

SULLE GROTTE DELL’ONFERNO

di Alessandro A.                          

 

 

 

 

 Ecco. Lo sapevo.

  “Non ti preoccupare Francesco, sono tutti racconti per spaventare i bambini”

“Ma mio zio ha detto che oltre a vedere il fumo ha sentito uno strano gorgoglio che usciva dalla grotta!”

“Tuo zio! Ma non è quello che scrive favole per bambini? E tu gli credi veramente!”

“Va bene, entriamo. Però se ci perdiamo è colpa tua” 

Infatti ci siamo persi, e non serve a niente stabilire di chi è la colpa. Il fatto è che non bisogna entrare di notte nelle grotte dell’Onferno, specialmente se non hai detto niente a nessuno della prova di coraggio che Piero ti ha convinto a tentare.

E dire che quando mio zio mi aveva raccontato la leggenda, avevo pensato che era effettivamente affascinante, ma mi aveva provocato i brividi al pensiero di dovere entrare un giorno nelle grotte.  

Questo quando avevo  ascoltato  la leggenda.

 

 

 Invece adesso ci troviamo qui, due ragazzi coraggiosi e pieni di paura allo stesso tempo. Non sappiamo quando ci troveranno, abbiamo fame e freddo.

Almeno per il freddo possiamo fare qualcosa. Vediamo dei pezzi di legno sparsi a terra, allora tiriamo fuori i fiammiferi e i fazzoletti di carta e accendiamo un piccolo falò. Chissà se qualcuno aveva mai acceso un fuoco qui dentro; certo sarà stato qualcuno più accorto di noi, che aveva qualcuno fuori ad aspettarlo e se necessario,  pronto ad aiutarlo. Comunque eccoci qui seduti in una grotta a guardare un falò e a sperare in un improbabile salvataggio.

Il fuoco è vivace, le fiamme salgono e lambiscono le pareti della grotta; i riflessi sulle pareti creano degli strani giochi di luce brillante, sembra proprio di trovarsi dentro l’intestino di un drago… 

Sarà la suggestione, ma i giochi di luce non sono solo dovuti alle fiamme che si muovono e saltano, ma forse anche alle pareti che sembrano ondeggiare… No, è impossibile. Ma sento anche un rumore cupo e grave, come un gorgoglio. Forse è l’effetto della fame. Mi sembra che tutto si muova intorno a me, come se ci fosse un terremoto. Anche Piero è terrorizzato, non è una mia impressione, allora ci alziamo per scappare; anzi, proviamo ad alzarci, ma nessuno dei due ci riesce perché le gambe sembrano non rispondere agli ordini e rimaniamo immobilizzati.

Ci prende il panico.

Buio.

 

 

Luce. 

Siamo in una camera di un ospedale, c’è qualcuno… il dottore, la mamma… sono salvo.

E’ bello essere vivi, è bellissimo esserlo quando ormai pensavi che stavi per non esserlo più. Ma la cosa più sconvolgente è stato il racconto del nostro salvataggio, anzi di come hanno capito che c’era qualcosa di strano nelle grotte.

Il guardiano ha sentito tremare la terra e ha pensato che ci fosse un terremoto, ma poi quando è uscito ha visto uscire del fumo e ha sentito dei suoni cupi e profondi uscire dalle grotte, allora ha chiamato rinforzi ed è entrato a controllare. Ci hanno trovati svenuti vicino al fuoco ormai quasi spento. 

Già, il fuoco. Nessuno ha pensato che forse il drago si stava agitando per un “bruciore” di stomaco…