Un cavallo sfortunato

di Eugenio L. - Andrea T. - Matteo S.

Era una giornata piovosa ed il commissario Francis stava tornando nella sua casa in Limes Road, doveva prepararsi perché lo aspettava una bella cenetta in compagnia degli amici del distretto. Era un uomo di alta statura, la testa quadrata e un paio di baffi un po’ scompigliati.

Arrivato in casa si tolse il cappotto e cominciò a leggere il giornale. La sua attenzione fu catturata dalla notizia della morte di un cavallo da corsa, un vero campione. In quel momento squillò il telefono.

 

“Pronto, chi parla?”

“Aiutatemi, commissario, sono disperata. E’ morto il mio cavallo e non so più come fare.. perderò la casa… per favore, mi aiuti!”

Il commissario aveva riconosciuto la voce della  proprietaria del celebre campione. “Dove posso trovarla, signora?”

“In Horses Road, al numero 141”

“Un nome azzeccato!” pensò il commissario e poi, d’un fiato: “Vengo subito”

Uscì pensando alla cena che andava in fumo e raggiunse con la sua Porsche gialla la casa della signora.

 

 

Trovò una signora sconvolta in piedi davanti al cancello di una splendida villa. Era una donna sulla trentina e la disperazione non nascondeva la sua bellezza.Il commissario fu subito fatto accomodare in casa.

“Che cosa è successo, con precisione, signorina?” chiese immediatamente.

“Come saprà sono Catherine Brown, proprio ieri è morto il mio cavallo. Avrà letto la notizia sui giornali..”

“Sì, stavo proprio riflettendoci su quando lei mi ha chiamato. Ma mi dica, com’è successo?”

 

Fortunello

“Durante la corsa, a pochi metri dal traguardo, il mio campione s’è accasciato al suolo. Dalle prime analisi sembrerebbe un caso di avvelenamento.”

“Avvelenamento? Ha dei sospetti? Chi può volervi danneggiare in questo modo?”

 

“Posso immaginare qualcosa. Vede, il mio cavallo vinceva molto spesso e mi faceva guadagnare molto denaro, con le vittorie e le scommesse incassate.

 

. Così stavo pagando i debiti di mio padre. Ma ora è morto, dovrò vendere la casa. Sono rovinata!”

Mentre diceva queste parole suonò il telefono. Si allontanò per cautela, ma il commissario comprese che qualcosa non andava.Finita la telefonata la donna ritornò in salotto. Se possibile era ancora più sconvolta, ma fece finta di niente col commissario che preferì non interrogarla subito.

 

 

Francis, uscito, chiamò subito il distretto chiedendo che si svolgesse un’indagine riservata sulle ultime telefonate ricevute dalla signorina Brown.

Dopo circa mezz’ora venne a sapere dal distretto che le ultime telefonate erano partite tutte dallo stesso numero, quello di un noto farmacista chiamato Don Ross.

 

Francis si diresse così verso la farmacia e, una volta entrato, chiese un prodotto piuttosto raro. Ebbe così modo di notare tante riviste di ippica. Tutte aperte sulla pagina che segnalava una vittoria del cavallo morto.
 

Convinto  di essere già sulla buona strada pensò di fare un salto alle stalle della famiglia Brown, presso l’ippodromo Arc o’ Vegh.

Là  trovò lo stalliere, il signor Sam White che subito si innervosì non appena vide il distintivo della Polizia sventolato davanti ai suoi occhi dal commissario.

 

 

 “Seguo il caso di quel cavallo così sfortunato.”

“In che cosa la posso aiutare?” chiese White, cercando di mostrarsi calmo. “Così, volevo dare un’occhiata in giro.” Poi, chinandosi: “Guardi, uno scontrino della farmacia Ross. Non lo perda, è una somma alta e si può recuperare dal servizio sanitario nazionale!”

White arrossì. “Ah! uh! grazie, ho comprato i farmaci per la povera nonna… farmaci costosi, povera donna!”

“Sta male, la nonna?”

“Malissimo, malissimo, non me lo faccia ricordare, una pena.”

“Allora la ringrazio, auguri alla sua nonnina…”

“Grazie” bofonchiò lo stalliere.

Subito il commissario chiamò il suo vice che era andato dal veterinario per avere conferme dall’autopsia.

Era vero, c’erano tracce di veleno in tutte le analisi. Il cuore di quel cavallo era stato fatto letteralmente scoppiare.

“Grazie, ormai il cerchio si chiude, posso indovinare i colpevoli. Fai arrivare qui una squadra, li aspetto fuori dell’ippodromo”

Arrivati i rinforzi fece arrestare White e lo fece portare in Centrale per un primo interrogatorio, lui intanto si diresse alla farmacia.

Dopo un lungo interrogatorio incrociato dello stalliere e del farmacista oramai non ci furono  più dubbi nemmeno per il giudice che fece incriminare i due.

Il caso era concluso, non rimaneva che avvisare la signorina. Fece il numero della donna.

“Signorina Brown, aveva ragione, un avvelenamento. Povero animale. Le racconterò tutto più tardi, è mia ospite a cena, no, non rifiuti la prego, l’altra sera ho mancato la cena del distretto per seguire il suo caso!” 

Così, davanti a una gustosa anatra all’arancio, il commissario ricostruì tutto: “Il dottor Ross la perseguitava, voleva la sua casa, vero?”

 

“Purtroppo, mi aveva chiesto in moglie per azzerare i nostri debiti”

“Posso capirlo come uomo, non come poliziotto. Così, una volta compreso che il cavallo era una fonte di reddito che le permetteva di risollevarsi dai debiti, ha pensato di ucciderlo e di metterla alle strette. Astuto!”

“Criminale.”

 

“Sì, ma si è appoggiato a un ingenuo, lo stalliere White.”

“Povero ragazzo, forse è un po’ vittima, la nonna è davvero malata, e lui è l’unica persona che abbia al mondo. Avrà qualche attenuante?”

“Provi a testimoniare in maniera benevola”, disse il commissario alzando il calice e brindando con la sua bella commensale al caso risolto.