di Federico B. - Andrea P. - Francesco P.  

 

Una sera piovosa d’autunno, mi trovavo a casa di Irwin e, mentre stavamo discutendo di politica, ad un tratto suonò il campanello. 

Egli andò ad aprire la porta e si trovò davanti una donna pallida e spaventata che chiese:”E’ lei l’investigatore privato Irwin Shaw?”.

“Si, sono io in carne ed ossa” rispose d’un fiato il mio amico.

“Abbiamo bisogno di lei per trovare l’omicida del mio caro amico Kevin Williams”, replicò agitata la donna.

Qualche ora dopo io e Irwin ci trovavamo nella casa della vittima, il più famoso giudice della città; il suo corpo si trovava appeso ad un gancio che sporgeva dal soffitto; il corpo era sfigurato a causa di lacerazioni che lo ricoprivano tutto.

Dopo qualche ricerca scoprimmo che il giudice aveva una relazione segreta ed egli era così potente e temuto che influenzava molto spesso le giurie; talvolta contro indizi schiaccianti una sua frase faceva mutare idea ai giurati.

Io e il mio caro amico cominciammo subito ad interrogare i diretti interessati: la prima fu la moglie che fu subito sospettata, perché aveva un buon movente (la relazione segreta) e perché non aveva alcun alibi: la seconda fu l’amante che accusò senza nessun dubbio la moglie del giudice ritenendola colpevole, visto che aveva scoperto la sua relazione segreta.

Interrogammo molte altre persone fra cui Edward Smith, grande amico del giudice, Françis Williams, cugino della vittima e Doris Lessing  conoscente dell’assassinato.

Irwin ed io ci mettemmo ad analizzare la questione sul fronte degli alibi: la moglie stava portando fuori il cane e non c’era nessuno che potesse testimoniare a suo favore, l’amante era a giocare a bowling insieme ad un gruppo di suoi coetanei, Françis Williams, il cugino della vittima, si trovava a casa sua a mangiare con la moglie e gli  suoceri, Edward Smith si trovava a casa sua a ballare insieme ad alcuni suoi amici e Doris Lessing era al cinema con suo marito.

L’unica senza alibi era la moglie e inoltre aveva anche un movente perfetto, ma Irwin non si fidava del tutto di quei minimi indizi.

La scena del delitto fu esaminata molto attentamente e noi trovammo un bicchiere con tracce di un liquido sospetto; la moglie ci disse infatti che il marito doveva prendere molte medicine, ma insieme a quelle c’era un forte odore di mandorla che ci fece pensare di avere a che fare con una dose di cianuro.

La domanda che ci venne subito spontanea fu: perché dopo aver avvelenato una persona la si impicca?

Io vidi che in quel preciso istante gli occhi di Irwin Shaw si misero a brillare. “Che gli sia venuta in mente una brillante idea?” mi trovai a sperare.

Irwin mi prese subito da parte e mi confessò di essere riuscito a scoprire l’assassino del giudice e mi chiese di aiutarlo: mentre lui avrebbe chiarito alcuni elementi della procedura dell’omicidio, io avrei dovuto chiedere alla polizia di portare tutti i suoi uomini a casa di Edward Smith, perché lui era l’assassino.

Dopo un paio d’ore ci trovammo tutti là, quindi Irwin ci espose la sequenza dei fatti: ci disse infatti che Edward Smith aveva ingaggiato un sicario, un certo Sergei Hughes che, pagato profumatamente, avrebbe compiuto l’omicidio al posto suo.

Dopo aver aspettato che la moglie se ne fosse andata a portare fuori il cane, il killer di nascosto aveva versato una potente dose di cianuro nelle medicine del giudice e subito dopo aveva impiccato la vittima.

Allora io gli chiesi perché, dopo avere avvelenato la vittima, l’assassino l’avesse impiccata e lui mi rispose dicendo che il sicario aveva ricevuto l’ordine di impiccare la vittima.

Il perché, mi disse, non era molto semplice da capire: infatti forse non tutti ricordavano il caso di Kwen in cui l’accusato era stato ingiustamente condannato a morte proprio da Kevin Williams. Ebbene Irwin ci disse che Edward Smith non era altro che il falso nome di Lawrence Kwen, il cugino della persona condannata a morte che si era finto amico del giudice per poi al momento giusto vendicare l’ingiusta condanna a morte.

Edward chiese subito spiegazioni dicendo che le affermazioni dell’investigatore erano del tutto infondate; per tutta risposta Irwin gli presentò il killer Sergei Hughes di cui era stato trovato il DNA in un capello trovato sulla scena del crimine. A questo punto l’uomo fu costretto a dire tutta la verità.I due assassini furono condannati a morte e ancora una volta il mio compagne Irwin riuscì a stupirmi risolvendo il caso del giudice Williams.