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AI PRATI DI CAPRARA |
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Mercoledì 29 gennaio siamo andati a visitare il luogo in cui il Ravone
rivede la luce, dopo aver attraversato la città. Ci siamo recati in autobus in via Saffi; da lì ci siamo infilati in una piccola trasversale, via del Chiù. Nel punto in cui il rio sbocca all'aperto, c'è un arco spropositato rispetto alla portata del fiumiciattolo: fu costruito così per prevenzione; infatti alcuni segni sui muri delle case mostrano che l'acqua può diventare molto più alta. Il rio era un tempo usato come depuratore per la città: vi venivano immesse le acque delle fognature, perchè esso le portasse nel fiume Reno. |
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Mentre avanziamo l'acqua ci appare sempre più putrida e sporca, e sul fondale ciottoloso si notano strati di limo e di fango. Nel letto del rio c'è di tutto: cassette della frutta, ferri, .....e anche un motorino |
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Al di là del muretto possiamo vedere i prati di Caprara e l'ospedale Maggiore immerso nella vegetazione. Questo edificio non è compreso nei prati, che sono una proprietà militare, come si può capire dai fili spinati, che circondano la zona. |
| A
un certo punto al rio Ravone si affianca il canale della Ghisiliera, che
proviene dal canale di Reno. Un ponte permetteva di attraversarli; su di
esso notiamo delle rotaie, che un tempo venivano usate dai militari per
trasportare merci e uomini, ma ora sono sommerse dalla vegetazione. Proprio lì accanto incontriamo un vecchietto di 91 anni, che coltiva ortaggi e alle nostre domande risponde solo parlando della guerra. Non possiamo fermarci a lungo con lui, perché siamo molto in ritardo e dobbiamo correre per tornare a scuola. Arriviamo distrutti, ma il ricordo delle risate che ci siamo fatti è più forte che mai e basta a farci felici.
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