Tra tutti i libri che ho letto e che mi piacciono, ne ho scelto uno che ho letto non molto tempo fa, ma che mi è subito piaciuto moltissimo.

 

“Il giovane Holden” di J. D. Salinger è un libro molto particolare e molto bello.

Non ha una trama precisa, parla dell’incomunicabilità che questo ragazzo, Holden, ha con le altre persone e dei suoi problemi personali, di cui però parla sempre in modo molto evasivo.

Holden sembra non avere amici, e delle poche persone con cui è abbastanza in confidenza non ne parla mia in modo molto lusinghiero, ma è attaccatissimo alla sorelline Phoebe (la “vecchia” Phoebe), che descrive come affettuosa, brava e molto emotive.

Il libro inizia con l’espulsione di Holden da un college. Holden, che non sa come reagiranno i suoi genitori alla cattiva notizia, decide di andarsene anzitempo dalla scuola e di passare un paio di giorni a New York, in “clandestinità”.

Durante questa breve e segreta permanenza Holden incontra vecchi amici e andrà, sempre di nascosto, a trovare la sua sorelline, che capisce il vero motivo per cui lui è a New York.

Tutta la storia, raccontata da Holden in persona, non è altro che il racconto del ragazzo ad un suo ascoltatore immaginario, nella clinica psichiatrica in cui verrà ricoverato.

Quello che mi è piaciuto di più è lo stile incisivo in cui è scritto il libro. Quando venne pubblicato, nei primissimi anni cinquanta, venne duramente criticato perché era scritto in modo non conformista, fuori dalle melensaggini e dal perbenismo dell’epoca.

Holden, nel libro, parla come se non ne avesse affatto voglia. Raramente finisce le frasi senza metterci “eccetera eccetera” e tende a criticare tutto quello che gli sta attorno usando spesso l’aggettivo “schifo”.

L’autore, Salinger, nel complesso ha scritto poco altro e non si sa nemmeno di preciso dove viva, da qualche parte in America, probabilmente a New York.

 

 

Laura Monti 3B