VISITA AL MUSEO DEL PATRIMONIO INDUSTRIALE

In data 2 dicembre 2004 la nostra classe è andata a visitare il Museo del Patrimonio Industriale.

Siamo partiti da scuola a piedi per poi fare un lungo tratto in autobus fino al museo, che abbiamo visitato per apprendere l’utilità e il funzionamento dei canali e dell’intera rete del sistema idraulico artificiale a Bologna nel corso del tempo.

A questo scopo, la professoressa, prima della visita, ci ha consegnato un fascicolo esplicativo del bacino, dell’impianto e delle funzioni principali delle funzioni principali del sistema idraulico artificiale. Una volta al museo, la classe ha usufruito della giuda del museo, delle informazione che esso ha fornito e dell’osservazione degli oggetti esposti (modellini meccanici e plastici, fotografie, cartine e ricostruzioni di strumenti usati nel XII secolo circa). Successivamente, è stata richiesta una relazione conclusiva del lavoro a verifica dell’apprendimento.
 

I canali di Bologna vengono costruiti nel XII secolo perché era necessaria una maggiore quantità d’acqua, superiore a quella che poteva fornire il solo Aposa, fiume della città.

Le principali funzioni dei canali erano:

-         Di difesa (per riempire il fossato attorno alla seconda cerchia di mura, costruita nel 1000).

-         Per la concia delle pelli.

-         Come fonte di energia (in quanto l’acqua alimentava il funzionamento di due tipo di mulini).

-         Come via di comunicazione.
 

Nel XII secolo i due tipi di mulini utilizzati erano il mulino da seta e il mulino da grano.

Il mulino da seta era sito in edifici che all’esterno non erano distinguibili dalle normale abitazioni (questo perché ogni fabbrica aveva un segreto di produzione); infatti, le pale del mulino erano situate nelle cantine ed erano di piccole dimensioni rispetto a quelle dei mulini da grano. Rotando, esse attivavano un meccanismo che, a sua volta, metteva in moto le ruote della seta, queste ultime occupavano anche più piani e servivano a tendere, irrobustire e rendere più lucido il filo di seta. I fili venivano dati alle donne che li lavoravano e li tessevano al telaio per farli diventare stoffa.

Il mulino da grano, di dimensioni maggiori, era situato direttamente sul fiume. Le pale all’esterno facevano muovere macine  ruote che schiacciavano e lavoravano il grano trasformandolo in farina.

 

I canali erano numerosi, da ricordare, il Reno, il Savena e il Canale Navile; quest’ultimo, unico canale navigabile, era, a quei tempi, un’importante via di comunicazione che conduceva prima a Malalbergo poi a Venezia. All’inizio del Canale Navile c’era un vero e proprio porto, qui stavano la salara o magazzino del sale, la dogana, la stalla, la locanda e tutti gli edifici del porto.

 

Lungo il canale c’erano numerosi dislivelli, per risolver questo problema fu utilizzato un sistema inventato da Leonardo Da Vinci:erano delle chiuse, dette vinciane, situate nel punto del dislivello.
 

Le fasi del passaggio delle barche dalle chiuse erano le seguenti:

-         si aprivano i portelli e la barca entrava in una specie di stanza.

-         a seconda del dislivello l’acqua all’interno della “camera” veniva fatta scendere o salire.

-         entrando o uscendo da larghe fessure che si aprivano e chiudevano a secondo del comando, l’acqua si abbassava o si alzava.

-         si aprivano i portelloni dall’altro lato e la barca proseguiva.

Personalmente penso che sia spettacolare la modernità innovativa di alcuni macchinari, come quelli che abbiamo visti, usati intorno al XII secolo.