DUBBI

di LUCA G. -  CLASSE 2° A

   

A Baghdad, in una stanza sotterranea segretissima, il generale Stevenson osservava alla luce di una potente lampada al neon un uomo, fermo in un rigoroso saluto militare.

Il generale Stevenson era un importante capo dell’esercito americano, e sapeva solo due cose sull’uomo che aveva di fronte: si chiamava Karl Moore e si era arruolato da dieci anni, per far fronte ai problemi economici della sua famiglia.

Era lì al cospetto del generale per ricevere ordini riguardo un’importante missione che avrebbe dovuto compiere.

Karl Moore, a prima vista, appariva così: alto più di un metro e novanta, magro e non troppo muscoloso e immobile come solo un uomo coraggioso sa stare.

La sua faccia era espressiva al massimo: collo lungo, bocca larga, naso adunco ed occhi sporgenti, con l’iride color del cielo. Aveva i capelli a caschetto, ispidi e di un colore marrone-fanghiglia. Le sue guance erano scavate. Il continuo susseguirsi di smorfie ed un tic nervoso davano una vita propria a quella faccia.

   

Non sembrava il candidato ideale per svolgere mansioni difficili.

A questo punto il generale si mise a parlare: “Qual è il tuo nome?”

“Karl Moore, signore.”

“La tua età?”

“Trentacinque anni.”

“Di dove sei?”

“Vengo dal Nevada, signore.”

Il generale si schiarì la voce: “Come sai bene, ti sto per affidare una missione difficile: dopodomani partirai a capo di una squadra di dieci uomini per la provincia di Nassiriya (riceverai informazioni più precise sul luogo più avanti), per liberare un ostaggio rumeno prigioniero di un gruppo poco noto di terroristi. Ti senti all’altezza di una missione di simile blasone?”

“Sì, signore.”

“Bene, lo spero per te. Ora vai, e buona fortuna. Spero di rivederti.”

“Signorsì signore, arrivederci.”

Appena uscito dalla stanza, Karl Moore biascicò delle imprecazioni… era giusto perdere la vita per quella guerra?