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LA POLEMICA SUGLI OGM di Luca G., Matteo S. e Guglielmo C. Classe 2° A – Guinizelli
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Da alcuni anni a questa parte ha preso piede una polemica tra ambientalisti e ricercatori scientifici riguardo l’uso degli OGM nell’agricoltura. Ma cosa sono questi OGM? La sigla sta per: Organismi Geneticamente Modificati. Si tratta di piante coltivate per ottenere cibo, tessuti e altri prodotti utili all’uomo (mais, soia, cotone, colza, barbabietola, canna da zucchero), che vengono trattate in modo da modificare in parte il loro materiale genetico, allo scopo di renderle più resistenti ai parassiti, o di evitare l’uso dei pesticidi, o di migliorarne la produzione, oppure ancora di ritardarne l’ammuffimento quando vengono raccolte e lasciate nei depositi. Fin dall’ antichità l’uomo ha cominciato ad esercitare una forza selettiva nei confronti di animali e piante, scegliendo e facendo incrociare tra di loro le forme che presentavano i caratteri desiderati; l’uomo ha creato le rose dei nostri giardini, i cani che vivono nelle nostre case, le spighe di grano che conosciamo. Questi organismi erano molto diversi in origine: le rose erano piccole, non così colorate e profumate, i cani non presentavano certo la varietà di forme e dimensioni odierna, i cereali avevano spighe piccolissime che disperdevano i semi appena le si toccava. Con un paziente lavoro di selezione “artificiale”, l’uomo ha migliorato la qualità delle produzioni agricole e quindi la qualità della sua vita. Queste tecniche di manipolazione degli organismi viventi si chiamano “biotecnologie”. La novità degli OGM sta nel fatto che in essi per la prima volta si supera la barriera tra le specie: oggi i biologi sono in grado di manipolare il DNA con tecniche di ingegneria genetica e di isolare i singoli geni (responsabili di un determinato carattere della pianta o dell’animale) per poi inserirli in un altro essere vivente, anche se di specie diversa. Nasce così il riso che resiste ai parassiti senza bisogno di irrorare i campi con pesticidi, perché contiene un gene prelevato dalla soia, nasce anche l’uva da tavola dolce ma poco calorica, perché contiene una proteina dal sapore zuccherino proveniente da una bacca africana e così via. Gli OGM sono entrati in commercio da una decina d’anni e se ne nutrono circa un miliardo di persone, soprattutto in India e in Cina. In Europa l’opposizione delle associazioni ambientaliste è molto forte perché temono possibili effetti a lungo termine sulla salute umana e chiedono di bandire queste coltivazioni. Bisogna porre molta attenzione ai possibili effetti tossici o cancerogeni di questi prodotti. Gli studi eseguiti finora hanno dato risultati non particolarmente significativi: non sono stati rilevati danni sicuri causati dagli OGM, ma non è nemmeno stato possibile dire con certezza che essi non siano pericolosi. Se si riuscisse ad escludere con ragionevole certezza la presenza di rischi, si potrebbe trarre notevole vantaggio dagli OGM: si potrebbero usare meno pesticidi in agricoltura, col risultato di purificare le acque, produrre vegetali ad alto contenuto di proteine, il che farebbe calare l’uso di carne e quindi libererebbe delle terre coltivabili, che sarebbero usate per produrre cibo per l’uomo e non più per gli animali di allevamento, il che, in un mondo popolato da sei miliardi di esseri umani in continua crescita, non sarebbe affatto una brutta cosa. La nascita di nuove specie vegetali ricche di proteine potrebbe infine dare sollievo a quelle zone del mondo dove la fame è ancora una triste realtà, e alleviare le sofferenze di intere popolazioni del Terzo mondo che si nutrono quasi esclusivamente di riso. Per esempio, presso le serre dell’Orto Botanico dell’Università di Milano, è stato sperimentato un riso transgenico in cui è stato inserito un gene isolato dal DNA della seppia. Il riso produce semi completamente neri perché il gene gli ha trasferito la capacità di sintetizzare l’inchiostro di seppia: questo ha un sapore identico a quello del risotto di seppia, e contiene proteine di alto valore nutritivo. Ma come evitare che coltivandolo in campo aperto il gene della seppia possa essere trasferito attraverso il polline ad altre varietà di riso o alle piante infestanti delle risaie? I ricercatori pensano di introdurre nelle piantine anche il gene della sterilità, che impedirebbe alle piante di propagarsi naturalmente e quindi di mischiare i loro geni con quelli delle specie che li circondano. Questa trasfusione di geni differenti potrebbe danneggiare gravemente anche l’uomo.
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