L'avventura di Sara
C’era una volta, in un paese molto lontano, una famiglia di pastori con una figlia di nome Sara.
I genitori, sempre impegnati nel portare le bestie al pascolo, non avevano molto tempo da dedicare alla bambina, la quale diventava sempre più triste.
Un giorno, stanca della mancanza di affetto e di attenzioni da parte loro, decise di andare a giocare nel fienile per fare qualcosa di diverso e di interessante, anche se quel luogo le era stato proibito da sempre, fin dalla sua nascita. Ma Sara non resisteva alla tentazione di gettarsi nel fieno profumato: le pareva di nuotare in un mare magico e, per un po’ di tempo, poteva dimenticare le sue pene e sofferenze.
Il grande portone era chiuso, ma Sara sapeva che poteva tranquillamente passare attraverso una piccola finestrella nascosta, il vetro della quale era rotto da tempo. Salì i gradini di una lunga scala a pioli, afferrò un ramo sporgente della maestosa quercia antica e, anche se con un po’ di difficoltà, riuscì ad arrampicarsi; incominciò a camminare sulle strette travi di legno che attraversavano tutto il fienile a diversi metri di altezza da terra a braccia spalancate, per non perdere l’equilibrio: si trovava ormai nel mezzo dell’edificio, quando decise di lasciarsi andare e di tuffarsi nel mare dorato. Purtroppo non aveva valutato attentamente le distanze, mancò di poco il bersaglio e precipitò accanto ad una botola che non aveva mai notato prima di allora.

I genitori, che si stavano avvicinando a casa per preparare il pranzo, udirono il frastuono e si precipitarono di corsa verso il fienile. Sara aveva il cuore in gola: sentiva i passi dei genitori che si avvicinavano e sapeva che si sarebbero infuriati se l’avessero trovata in quel luogo proibito. Guardò la botola e capì che quella era la sua unica via di salvezza: l’aprì e si gettò nel buio. Dopo un attimo entrarono i due pastori che, non notando nulla di sospetto, si richiusero il portone alle spalle e se ne andarono.
Erano passati solo pochi secondi, ma a Sara parve un’eternità. Quando si sentì al sicuro aprì gli occhi e notò, con meraviglia, che si trovava in un tunnel buio. Lo percorse con timore, quasi correndo, intravedendo in lontananza una debole luce. Si ritrovò davanti ad una porta maestosa, di quelle che di solito si incontrano solo nelle fiabe, la spalancò e ciò che vide aldilà la sorprese ancora di più:un bosco incantato, fatto tutto di brillanti, zaffiri, smeraldi e rubini. Incredula, allungò una mano per afferrare una pietra preziosa, ed immediatamente sbucò fuori da un cespuglio di smeraldi un buffo folletto arrabbiato:
- Tu devi essere nuova di questi posti! Io non ti ho mai vista prima… non sai che è A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E vietato toccare questi gioielli?
E con un salto degno di un canguro se ne andò.
Sara era ancora con la bocca aperta per la sorpresa, quando vide spuntare dallo stesso cespuglio, un’altra bizzarra creatura, un infido serpente gigantesco!
- Yo sssssson el ssssssssserpente ESSSSSSSMERALDO…..te vorei far una propossssta…….se mi porterai sssssesssssenta zaffiri rosssssi ti riempirò d’oro e vivrai toda la vita nel lusssssso!
Sara non poteva credere alle sue orecchie: sessanta piccole pietre, che in quel bosco abbondavano come pesci in uno stagno, e avrebbe dimenticato per sempre povertà e tristezza! Così accettò la proposta del serpente che, strisciando, scomparve. Era un’impressione di Sara o quell’Esmeraldo aveva un ghigno quasi satanico?
La bambina, dimenticate le parole del folletto, incominciò a cercare le pietre, ne raccolse la quantità richiesta e le portò al serpente.
- Brava! Vedo che ci sssei riusssssscita! Adesso puoi andartene!
- Ma…la mia ricompensa?
- Mai fidarsssssi di un sssserpente!
Sara era davvero arrabbiata, non le piaceva essere presa in giro, tanto meno da un lombrico strisciante!
- Sono stupito dal tuo comportamento! Non ti avevo forse detto che i gioielli non si devono toccare A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E?
Era il folletto, riapparso dal nulla.
- E adesso, per punizione, non ritornerai più a casa!

La bambina non sembrava molto preoccupata per quella punizione, anzi, ne era quasi contenta: un bosco incantato da esplorare tutto a sua disposizione! Cosa poteva pretendere di più? Nonostante tutto, dopo qualche giorno incominciò a provare una certa nostalgia di casa: le mancavano la sua cameretta, gli sguardi di mamma e papà, le serate passate davanti al camino a raccontarsi storie inventate…. Ed incominciò a piangere, con singhiozzi così strazianti che, ad un certo punto, anche il folletto si commosse e le disse:
- Potrei anche permetterti di tornare dalla tua famiglia, ma prima dovrai superare una prova di coraggio: questa spada incantata ti sarà utile per uccidere il crudele Esmeraldo, trovare tutti gli zaffiri che ha nascosto, e riporli nel bosco al loro posto! E dovrai fare tutto in tre ore, ricordatelo!
Con queste ultime parole il folletto svanì, lasciando al suo posto una piccola nuvoletta di fumo colorato.
Sara si ritrovò da sola nel bosco, che col passare delle ore stava per essere sommerso dal buio. Per fortuna una debole luce proveniente dalla spada le illuminava il cammino. Sentì in lontananza un lungo e ritmico sibilo: si trattava certamente di Esmeraldo! Si avvicinò silenziosa e tentò di colpirlo con la spada nel sonno. Ma il serpente si svegliò in tempo per colpire la mano della bambina con un colpo di coda: l’arma le sfuggì, iniziò a roteare nell’aria e, miracolosamente, cadde colpendo Esmeraldo ed uccidendolo! Frugò la tana del rettile, fino a quando trovò un baule: lo aprì ed ammirò splendidi gioielli realizzati con le pietre che lei stessa gli aveva procurato. Con pazienza estrasse dal castone tutti gli zaffiri, ma alla fine si rese conto che le pietre erano solo cinquantanove: ne mancava una, una sola pietra la separava dalla possibilità di tornare a casa!
Cercò ovunque, quando si accorse di un bagliore proveniente da sotto la spada: la sollevò e trovò un anello con lo zaffiro mancante! Di corsa ripose tutte le pietre nel bosco, sperando di non superare il tempo fissato dal folletto.
Stava pensando al suo ritorno a casa, quando le apparve davanti lo stesso portone che aveva incontrato all’inizio della sua avventura. Lo varcò e ripercorse con il cuore in gola il medesimo tunnel buio. La botola dalla quale era nato tutto era lì, davanti a lei. L’aprì immaginando il vecchio, caro fienile….ma si trovò nell’androne di un castello! MA QUESTA E’ TUTTA UN’ALTRA STORIA! Vi basti sapere che ad un certo punto Sara è ritornata a casa, felice di ritrovare la sua famiglia. E che i genitori hanno capito che la loro bambina si meritava molte più attenzioni che in passato!


 

                       testo di Martina T. e Francesca C. 1°D             pagina web di Claudio F. 2°B