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Vivevo in una grande casa a Mogadiscio in Somalia e da lì sono partito da solo per l’Italia per raggiungere la mia mamma con un aereo inglese; ero il più coraggioso e sono riuscito anche a ordinare il cibo per tutti i passeggeri somali parlando inglese. La
mia scuola in Somalia è famosa: è un grande edificio di tre piani con un
campo da calcio sul tetto; la mia classe era grande e spaziosa
e aveva dodici banchi
. Era piuttosto lontana da casa mia, ci voleva una camminata di quaranta
minuti per arrivarci. In classe eravamo 22 alunni, otto maschi e sedici femmine. |
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Mi ricordo in particolare di Alikafi, un mio caro amico, un bambino molto magro e di statura normale. Con lui e con gli altri compagni giocavamo a calcio con un’arancia. Non si praticano molti sport in Somalia, praticamente solo il calcio. Qui in Italia, con i miei genitori, mio fratello Abdu Kadir e mia sorella Sabrina parlo in somalo. |
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Sto
bene qui in Italia, è un paese che mi piace quanto la mia Somalia, di cui
mi manca tanto il mare. Lì
ho lasciato tanti amici: oltre Alikafi; ricordo con affetto Moslaxomi e
Auhmaday. Per
il mangiare non ho grandi problemi qui in Italia, mi piacciono soprattutto
le arance italiane; in Somalia mi piaceva, invece, un piatto fatto di riso
e carne. Non avevo la TV in casa mia a Mogadiscio; ricordo che per vedere dei film, in genere di guerra o violenti, andavamo spesso a casa da un mio amico. |
| ARTICOLO DI:
ENRICO R. PAGINA WEB DI: RICCARDO C, THOMAS A, CESARE C. |
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