RECENSIONE DI "CANDIDO" DI VOLTAIRE

   
Innamorarsi, baciarsi con l’ingenuità di credere che vivere senza la persona amata possa rivelarsi impossibile . Fu proprio per questo motivo che Candido si ritrovò per strada, da solo con se stesso e la sua mente a fantasticare sulla sua amata, la bellissima madamigella Cunegonda, e a ripensare a ciò che diceva sempre il suo caro e stimato insegnante, non ché miglior filosofo della Westfalia, Pangloss, cioè che tutto è stato creato necessariamente per il miglior dei fini e che alla fine tutto va per il meglio. Con questo pensiero ottimistico, Candido riesce a continuare a vivere, anche perché incitato dal desiderio di ritrovare quei due personaggi tanto importanti per lui.

Affronterà così, svariate avventure : sopravvivrà a un catastrofico terremoto a Lisbona, visiterà El Dorado e addirittura riuscirà a salvarsi dall’inquisizione, sempre in compagnia di nuovi amici, come Cacambo, suo amico e servo fedele, Martino, un filosofo estremamente pessimista perchè estremamente sfortunato, e la “vecchia”, un’anziana signora che forse ha vissuto anche più tragedie e avventure di lui. Questo è un romanzo che racchiude una brillante narrazione, ricca di avventure e colpi di scena, tratti storici, che riprendono realmente date e luoghi, ma soprattutto anche lo stile di vita e le idee che circolavano al tempo della narrazione, la seconda metà del settecento, durante la quale Voltaire scrisse il libro.

articolo di Lucia F.                                                                    pagina web di Thomas A. e Alessandro C.