Il mio gatto

Da tre anni sono il fortunato compagno di vita di un gatto europeo, bianco come la neve e fiero come un leone.
Si chiama Pablo, ma non credo che lo sappia perché quando lo chiamo non risponde.
So che non è sordo perché invece, quando agito la scatola dei croccantini, corre veloce come un fulmine.
Secondo me è veramente bello e sono certo che lo crede anche lui, perché qualche volta comincia a camminare in modo molto elegante come se stesse sfilando.
Non c’è angolo della casa che non abbia visitato più volte, anche quelli più nascosti (il suo territorio lo conosce benissimo).
Dopo i pasti passa ore a leccarsi il pelo con la sua linguetta rosa e ruvida fino a quando non si sente ordinato. Solo allora si concede lunghi sonni ristoratori, preferibilmente sul mio letto nella parte più morbida, o più semplicemente sul cuscino.
Io credo che lui adori l’estate, quando ci trasferiamo in campagna.
Allora esplode in lui la gioia di vivere, il suo istinto selvaggio.
Diventa un prode cacciatore, sempre generoso però, perché lascia le sue prede sullo stuoino di casa.
Noi non ci manchiamo di lodarlo, anche se la vista di quelle lucertole strazianti non ci rende felici.
In estate non sempre rincasa la notte e alle volte rientra la mattina, stanco, ma felice, come un ragazzino che ha trascorso la notte con gli amici; infatti è talmente stanco che, dopo un buon pasto, è capace di dormire tutto il giorno nell’angolo più fresco della casa.
Da quando c’è Pablo non mi sento mai solo, anche se in casa ci siamo solo io e lui perché mi fa tanta compagnia e manifesta il suo affetto nei miei confronti in molti modi diversi che, conoscendolo bene, sono perfettamente in grado di interpretare. Non è vero che i gatti sono più affezionati alla casa che all’uomo come dice certa gente.
E’ un amico eccezionale e ogni famiglia dovrebbe ospitarne perché regalano bellezza, affetto e buon umore.
Gabriele G.
Succursale Carracci
Classe 2° g