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Cara Liliana, le scrivo perché lei sappia quanto ho apprezzato il suo discorso durante la Giornata della Memoria. Ho trovato molto commovente la descrizione della sua storia; sono stato colpito dalla sua forza d’animo e dal suo coraggio nel renderci partecipi di ciò che le è accaduto. Vorrei farle presente che mentre stava raccontando io ero lì e cercavo di immedesimarmi il più possibile nel suo racconto. Mentre da un lato sono infinitamente triste per quello che le è successo, dall’altro sono felice che lei sia riuscita a sopravvivere; immagino che debba essere stato difficile ricostruirsi una famiglia e ricominciare tutto da capo dopo questa terribile esperienza e da quanto ho capito, tutto questo l’ha sconvolta ed ora ogni cosa può ricordarle l’accaduto. Avete subito maltrattamenti che vanno al di là d’ogni limite; credo che non sia umanamente possibile torturare e uccidere persone solo perché ritenute “ diverse ” per la razza o perché di diversa religione. A volte mi chiedo come un essere umano possa anche solo pensare di fare certe cose. I nazisti non si limitavano solo a danneggiare la salute e il corpo, ma distruggevano le persone anche moralmente; se penso a come dovrebbe essere per me la perdita di uno solo dei miei parenti, o peggio, dei miei genitori, mi si gela il sangue nelle vene e penso che non riuscirei ad andare avanti. Ho apprezzato molto il fatto che mentre raccontava la sua testimonianza, guardasse sempre negli occhi ognuno delle settemila persone che la stavano ad ascoltare e credo che questo sia segno d’estremo rispetto e forza d’animo. Mi è stato molto a cuore ciò che è successo a Janine ed ho trovato veramente degno di rispetto che lei abbia ricordato di non averla neanche guardata, quando stava per andare nella camera a gas. Volevo inoltre aggiungere, che da parte sua è stato un vero gesto d’affetto quello di avere fatto rivivere nel pensiero di tutti noi, il ricordo della sua sventurata amica. Spero solo che sia andata in un posto migliore, dove non v’è più sofferenza, dove non soffre più la fame, dove può mangiare torte gigantesche, dove ha incontrato le persone che più l’hanno amata e sono sicuro che non se l’è presa con lei per quel gesto d’indifferenza che ha avuto. Ho trovato bellissimo il momento finale della sua testimonianza: lei aveva avuto tra i piedi la pistola di uno dei comandanti e per un attimo ha pensato di ucciderlo, ma non lo ha fatto per evitare di comportarsi allo stesso modo. Mi ha stupito inoltre, che lei non abbia incentrato il suo racconto solo su ciò che le era successo o che era successo agli ebrei, ma che abbia parlato in nome di tutti i genocidi della storia. Grazie, grazie, grazie infinitamente; la sua testimonianza mi ha fatto davvero maturare: ho capito che non bisogna mai tirarsi indietro, bisogna sempre andare avanti, bisogna sempre continuare a vivere, perché qualunque cosa ti possa capitare, non bisogna mai perdere la speranza.
Le auguro una vita felice,
Alessandro C. P.S. Ho trovato curioso che quando eravate chiuse nelle vostre baracche, parlaste solo di cibi e di ricette per torte gigantesche. Prima di lasciarla, vorrei che mi togliesse un dubbio: come ha fatto, durante la Giornata della Memoria, ad avere un così tale coraggio nel raccontare l’accaduto e a trattenere le lacrime anche quando raccontava i suoi limiti? Comunque, chiudo dicendo che al suo posto non so come avrei reagito, dal momento che certe esperienze bisogna viverle per capirle davvero. Credo, inoltre, che sia una vera fortuna per noi ragazzi, aver ascoltato la testimonianza di una signora che è sopravvissuta all’Olocausto, in vista del fatto che fra non molti anni, non ci saranno più testimonianze se non quelle scritte sui libri e rappresentate in alcuni film. |
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