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Una superficie pari a quella dell’Olanda, 2000 elefanti, 500 rinoceronti, 2700 giraffe, 200 leoni, 15000 zebre, 40000 antilopi e gazzelle, e in più ghepardi, leopardi, facoceri, sciacalli, e decine di specie di uccelli. Questo è il Parco Nazionale Etosha, uno dei più famosi e interessanti parchi nazionali del mondo. Scorrendo la carta geografica dell’Africa, scendiamo verso sud lungo la costa atlantica e giù giù, tra l’Angola e il Sudafrica, troviamo la Namibia, ex colonia tedesca, ex provincia del Sudafrica e dal 1990 repubblica indipendente, con una superficie grande tre volte l’Italia e solo un milione e ottocentomila abitanti. E’ qui, tra i due grandi deserti del Namib e del Kalahari, che troviamo il parco Etosha. Il parco è visitato ogni anno da migliaia di turisti, amanti del fotosafari, che vengono fin qui per osservare gli animali di questa regione dell’Africa nel loro ambiente naturale e anche io con la mia famiglia ho trascorso tre giorni in questo luogo meraviglioso durante le ultime vacanze di Natale. Lo abbiamo percorso con il camper lungo una rete di strade sterrate che attraversano zone diverse tra loro per ambiente e vegetazione e che arrivano fino alle pozze d’acqua dove l’incontro con gli animali è più probabile. Ovviamente ci auguravamo di vedere soprattutto i ‘big five’ (leone, elefante, rinoceronte, leopardo e bufalo, quest’ultimo però estinto in questo parco), ma anche la vista di un branco di zebre o di orici che bevevano o che correvano è stata veramente emozionante. Non si può uscire dai percorsi disegnati sulla mappa, non si può scendere dall’auto se non nelle aree per pic-nic (ovviamente a proprio rischio) ed è chiaro il perché: ogni cespuglio può nascondere un pericolo mortale! Abbiamo trascorso una notte in ciascuno dei tre campeggi del parco: da est a ovest Namutoni, Halali e Okaukuejo.. Questi tre centri, protetti da recinzioni per evitare visite pericolose di qualche predatore, chiudono i cancelli al tramonto e li riaprono all’alba; l’orario di entrata e di uscita quindi cambia a seconda delle stagioni. In dicembre per fortuna in Africa australe è estate e l’alba è poco dopo le sei del mattino mentre viene buio solo verso le otto di sera. Quindi la nostra esplorazione del parco poteva durare anche più di dodici ore. Non si può circolare nel parco di notte, ma ognuno dei tre campeggi ha una sua pozza d’acqua, tecnicamente fuori dalla recinzione, ma visibile da postazioni sopraelevate all’interno. Così anche al buio l’osservazione degli animali può continuare. Infatti di sera abbiamo potuto osservare alcune scene interessanti. La prima sera abbiamo visto moltissime giraffe all’abbeverata, la seconda due rinoceronti che facevano il bagno e una iena che beveva, mentre la terza un branco di zebre che andavano a bere a turno e sempre guardandosi attentamente intorno, per la paura che arrivasse un predatore. Avevamo la tentazione di non andare mai a dormire, ma di passare tutta la notte alla pozza per vedere quali e quante specie di animali sarebbero venuti a bere! In questa parte del mondo esistono due stagioni: la stagione secca, corrispondente al nostro autunno-inverno, e la stagione delle piogge, corrispondente alla nostra primavera-estate. Nel parco la stagione secca è quella in cui gli animali si concentrano intorno alle pozze in cui l’acqua è sempre presente, mentre esistono altre pozze, asciutte durante la stagione secca, che si riempiono solo nella stagione delle piogge.. Noi abbiamo visitato l’Etosha alla fine della stagione secca e quindi, anche se alcune pozze erano asciutte, abbiamo avuto l’occasione di vedere moltissimi animali tra cui antilopi, zebre, giraffe, elefanti e perfino una leonessa con tre piccoli! L’emozione della caccia agli animali (ovviamente solo per osservarli e fotografarli) è stata fortissima. Papà scattava diapositive, la mamma riprendeva con la videocamera, mentre io ed i miei fratelli passavamo dal binocolo alla macchina fotografica. Più occhi cercavano e più animali si vedevano, e ogni avvistamento era una grande soddisfazione. Più ed oltre che incontrarli però è importante sapere che qui gli animali vivono secondo i loro ritmi e in un territorio che è soltanto loro e in cui siamo noi gli intrusi.
Auguriamoci che resti così per sempre !
ANIMALE TIPICO: ORICE (nome scientifico: Oryx gazella) L’orice è una grande antilope di colore marrone chiaro e di altezza di circa 120 cm alla spalla. Ha lunghissime corna diritte e striature bianche e nere sotto il corpo, sul muso e sulle zampe. I maschi hanno corna un po’ più corte e spesse perché le usano per i combattimenti, mentre le femmine hanno corna più lunghe e sottili. Gli orici sono erbivori e si nutrono di erba e di cespugli spinosi. Possono sopravvivere per lunghi periodi senza acqua, per questo sono tipici delle maschi preferiscono una esistenza solitaria. di Erica D. |
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