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| Fino
a ieri sera mi trovavo nella mia moderna, industrializzata e
maleodorante città di Milano, dove neanche la pioggia più fitta poteva
scacciare un po’ di smog e in questa stagione l’afa e il caldo erano
soffocanti. Sognavo ormai da troppo tempo di vivere in un paese
tranquillo, solitario, dove la gente collaborava l’una con l’altra,
ma ormai di luoghi così non se ne trovano quasi più e l’unica
soluzione è tornare indietro nel tempo. |
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Ed ecco che stamattina mi ritrovo catapultato in un paese isolato e sconosciuto, dove sembra che neanche gli abitanti sappiano cosa ci sia oltre le mura e oltre i campi coltivati. Non mi era mai capitato di dovermi svegliare all’alba e noto, solo adesso, che il sorgere del sole è uno spettacolo naturale emozionante. Nel giro di poco tempo il paese e la piazza del mercato si riempiono di contadini, gente benestante ma anche poveri: la differenza sociale non si sente troppo, si nota invece tra i contadini e il re. | |
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Nessuno
di essi sembrava affascinato dallo splendore dell’alba primaverile,
infatti, per tutti, è un fenomeno quotidiano. Mi faccio avanti in mezzo
alla folla di mercanti e artigiani che espongono i loro prodotti fatti a
mano con tanta cura: vasi, piatti e ciotole per la casa, ma anche
attrezzi per la coltivazione e la raccolta del grano. Da
un lato della piazza riconosco una chiesa in stile romanico con di lato
una piccola casetta a due piani dove, al piano terra, si può scorgere
nel buio e nella polvere una vecchia che lavora nel suo telaio, fabbrica
pregiati mantelli e ricama vesti per la castellana. |
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In
un primo momento provo pena per quella donna, poi vedo che c’è un
giovane a farle compagnia e intuisco che è il suo dovere nella vita
cittadina e me ne torno fuori dalla bottega. Solo
adesso mi accorgo di non essere stato notato da nessuno: sarò un
fantasma?. |
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Mi
avvicino e lo osservo: lui, capendo il mio interesse per il suo lavoro,
mi invita a provare, ma risulta più difficile del previsto, infatti è
molto pesante e richiede un allenato e abile movimento col polso. Tutti
sono ottimisti: qui, infatti, dovendo condurre una vita difficile, è
importante non scoraggiasi, cosi mi consiglia di riprovare. Piano piano
imparo e mi sento ormai così sicuro che il contadino, un uomo grande e
grosso dallo sguardo rassicurante, decide di lasciarmi continuare da
solo, mentre lui va a scavare e rimuovere la terra con il grande aratro
ricurvo in ferro. |
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| Dapprima
sceglie uno dei buoi più robusti e gli infila il collare tracheale, poi
lo lega all’aratro e, sotto il sole cocente, lo costringe a lavorare.
All’improvviso dalla torre del castello si sente il suono potente di
una tromba e immediatamente tutti i cittadini lasciano i loro lavori per
radunarsi nella piazza e ascoltare la novità portata dal cantastorie
dal castello. |
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Con
gioia e solennità, l’ometto gracile con vestiti colorati, annuncia
che il figlio primogenito del re è stato nominato cavaliere. Dalla
folla si innalzano urla di felicità. Il cavaliere, quel pomeriggio,
sarebbe partito per una città lontana per fare esperienza e si sarebbe
dovuto allestire una festa in suo onore. Ognuno era incaricato di
qualche compito: le sarte avrebbero cucito gli stendardi e le bandiere,
gli artigiani avrebbero prodotto utensili adatti al viaggio e i fornai
stavano già sfornando panini e torte. Anch’io e Arnoldo, il
contadino, ci mettiamo all’opera per dare una mano nello spostamento
dei tavoli in legno per il banchetto. E’
tutto pronto manca solo... |
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| Ciò
che manca per la festa non lo sepremo mai, né io né voi, lettori.
Infatti mi svegliai e mi ritrovai nel mio letto milanese senza nessuna
festa, senza poter assistere all’alba e senza Arnoldo. E’ stata
un’esperienza fantastica, anche se molto faticosa e sarà il mio
segreto per sempre. Quando, più tardi, andai a scuola, durante l’ora
di storia, la prof. raccontò una storia molto simile, ma naturalmente
non c’era nessun ragazzo amico di Arnoldo che aiutava nei lavori.
Secondo la prof. il finale fu:”Il banchetto era pronto: i menestrelli
avevano dato fiato alle trombe per l’inizio, ma il cavaliere si scoprì
che era già partito per un contrattempo”. Forse era proprio questo
l’elemento che mancava alla festa!. |
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| Marta M. 2°G | ||