Giallo a scuola

Era una tranquilla mattinata di Dicembre, la neve era già caduta in sostanziosa quantità. Come di consueto qualcuno era in ritardo. La Professoressa di matematica, aveva già cominciato la lezione,quando la Vicepreside entrò trafelata, chiamando a gran voce l’insegnante e cominciarono a girare per la scuola convocando altri docenti. La nostra classe, la 2ªI, è senza dubbio una classe molto vivace; tutti noi infatti ci alzammo ed andammo a origliare. Sentimmo la Vice preside gridare:" ... è un disastro, una catastrofe!"
Subito molte altre classi ci raggiunsero davanti alla porta della sala insegnanti. Sentimmo una ragazza piangere sconvolta: noi della I la conoscevamo bene: era Ilaria, Ila per le amiche.

Dario Caruso, che controllava che non arrivasse nessuno, corse verso il gruppo dicendo che il bidello si stava avvicinando dal fondo del corridoio. Di gran carriera corremmo tutti in classe; poco dopo l’ insegnante di Lettere arrivò dicendo che non era successo niente, ma dal suo tono preoccupato si capiva che non era così. Subito dopo, varie sirene ruppero quel silenzio pensieroso.

La professoressa non cedeva alle nostre suppliche di raccontarci cosa era accaduto.

All’ appello non mancava nessuno, tranne Dario Oppici e Ilaria, che non era ancora entrata in classe. La porta si aprì, Ilaria, con ancora le lacrime agli occhi, andò al suo posto che era accanto al mio. Riuscimmo a farla parlare e ci raccontò che quella mattina venendo a scuola aveva visto un compasso conficcato nella neve. Aveva provato a tirarlo fuori e aveva visto Oppici, con quel compasso dritto in gola, nascosto sotto la neve.

Subito dopo lo aveva saputo tutta la scuola; molti volevano fare la parte degli investigatori, ma nessuno riuscì ad evitare il secondo omicidio: Ilaria chiese di andare in bagno e ... non ne uscì più.

Quando la polizia sfondò la serratura, chiusa dall’ interno, la trovò senza la lingua e dissanguata. Un biglietto, con le lettere ritagliate e incollate, mostrava la scritta:" Forse ora non parlerai più".

Bonetti Andrea credeva di essere un grande investigatore, ma anche le sue futili speranze furono stroncate in un colpo... un colpo infertogli da un mestolo scomparso il giorno prima dalla mensa.

La scientifica cercò indizi dappertutto, ma l’ assassino era stato bravo, al di fuori del fatto che sul manico erano presenti solo alcune macchie d’ inchiostro, che furono giudicate irrilevanti per la polizia.

Era il terzo omicidio in un giorno!.. la cosa era preoccupante per gli investigatori.

Il giorno dopo tutti i professori fecero finta di niente e non successe nulla.

Tommaso Madonia, però, era un ragazzo sveglio, molto furbo; egli stava esaminando, con discrezione, il mestolo con il quale

l’ assassino aveva massacrato Bonetti quando notò che il manico era sporco d’ inchiostro di stilografica.

C’ era solo un ragazzo che usava quella penna, e lui lo sapeva!

Non ebbe il tempo , però, di dirlo ai poliziotti! Chissà se aveva avuto conferma delle sue ipotesi, quando vide in faccia l’ assassino prima che quell’ armadio lo schiacciasse!

La polizia non scoprì mai l’ assassino anche perchè si trattava di colui che è qui a raccontarvi i 4 omicidi della 2ªI.

Perchè lo feci? Beh perchè Oppici e Bonetti erano troppo popolari. I loro scherzi erano gratuiti e mi avevano stufato. Ilaria e Tommaso? Come è ovvio, sapevano troppo.

 

Francesco F. 2I