|
|
|
|
|
|
Dalle parole ......... al racconto... | |
|
|
di Bianca B. - 2°G | |
|
“Siamo arrivati, Signore. Cella numero 12, condannati all’ergastolo del carcere militare di Stone Island”. “Cosa è successo qui dentro soldato?” domandò il Capitano Smith entrando nella cella.
|
||
|
La risposta arrivò immediata: “Il detenuto si è suicidato soffocandosi con un sacchetto di plastica Signore. Abbiamo lasciato tutto com’era” “Bene ragazzo, ti puoi congedare adesso.” Il giovane militare, intimidito dal suo superiore girò i tacchi e se ne andò. Il capitano Smith percorse con lo sguardo la piccola cella, soffermandosi sul cuscino unto dalla sporcizia di chi vi aveva dormito fino alla sera prima. Poi si avvicinò allo scaffale sopra il letto e tra le pagine di un’antologia di poesie, trovò un foglio di quaderno piegato in quattro. Prese in mano quella che sembrava essere l’ultima lettera del suicida e si sedette sul letto, rimanendo impassibile anche di fronte alla vista del corpo esanime disteso supino vicino a lui. Il Capitano era un uomo scettico, duro, protervo, non aveva mai amato nessuno, e il sentimento più lirico nella sua vita lo aveva provato a venti anni, quando aveva visto il suo primo carro armato. Non si impressionava davanti a nulla, ed era sempre sicuro di avere ragione, anche perché tutti quelli che gli stavano attorno erano troppo impauriti per provare a contraddirlo. Secondo molti era destinato ad una grande carriera nell’esercito e lui, che pure pensava al suo avvenire con un certo fatalismo, sperava che quel presagio si avverasse. Aprì il foglio, e cominciò a leggere:
|
|
|
|
“Quando leggerete questa lettera, probabilmente io non ci sarò più. Vi scrivo solo per farvi sapere chi era veramente colui che la vostra crudeltà ha ucciso. Sono sempre stato molto religioso, ed amavo tutte le creature di Dio, in particolare gli animali. Li amavo tutti, tranne i ragni, che detestavo e dei quali avevo una paura immensa. Ero un ragazzo pimpante e molto vivace, adoravo la vita e per niente al mondo me ne sarei privato. Fino ad un giorno, quando a casa mi arrivò la cartolina che mi avrebbe spedito al fronte, in Iraq. Ero inorridito solo all’idea di dover uccidere degli uomini, ma non potevo disertare, quindi partii per la guerra. Il mio comandante era un uomo molto forte e dai metodi duri, sembrava fosse nato per quel lavoro, in più non aveva un minimo di umanità, uccideva chiunque gli si parasse davanti, senza esitazioni. Una sera, pur sapendo che la zona dove eravamo era piena di guerriglieri, volle andare in perlustrazione, quasi per dimostrare il suo coraggio, e mi portò con sé.
Dopo poche ore di cammino, ci fu tesa un’imboscata, da cui
riuscimmo a malapena a scappare. Ma il comandante era stato ferito
gravemente Rimasi sveglio tutta la notte ad accudire la sua ferita, e, nonostante la mia aracnofobia, lo difesi da un enorme ragno mordace, sbucato dalla sabbia. La mattina dopo me lo caricai in spalla, benché pesasse il doppio di me, e cominciai a vagare cercando aiuto, finché, dopo ore di cammino sotto il sole cocente, arrivai ad una base americana e, stremato, caddi a terra.
Il capitano se la cavò ed io, senza neanche una parola di ringraziamento, venni rispedito al fronte. Finita la guerra tornai a casa molto cambiato: quell’esperienza, ma soprattutto quell’ingratitudine avevano segnato la mia mente. Cominciai a bere, ed una sera, ubriaco, ammazzai un sergente che mi aveva dato del codardo. Così mi condannarono all’ergastolo. E in un mattino uggioso, mentre in barca mi avvicinavo a questo ecomostro di pietra che sovrasta Stone Island, mi ritrovai a pensare che non ce l’avrei fatta a resistere tutta la vita sentendo i passi dei guardiani scandire le mie ore. L’unico modo di evadere era farla finita. Ma prima di andarmene, con questa lettera voglio raccontare a tutti chi è veramente il celebre e coraggioso Capitano Smith...”
|
||
|
Quando finì di leggere, il volto del comandante, fino ad allora rimasto impassibile, perse la sua boria e cominciò a mostrare una ruga di disappunto. Dopo un attimo tanti piccoli quadratini di carta piovevano dentro il gabinetto della cella.
|
||
|
|
||