|
|
||
|
|
di Michele M. |
|
|
Il Karate, per molti uno sport, per altri una disciplina, ha avuto origine in Cina, ma si è sviluppato in Giappone. Quest’arte
marziale d’Okinawa, dove si è appunto sviluppata, fu stata tenuta
segreta per molto tempo, esercitata solo dai nobili locali, fino a
quando si diffuse in altri strati della società, pur restando praticata
da un numero ristretto di persone.
|
|
|
|
|
I
nobili cinesi erano i soli a conoscere quello che sarebbe diventato il
karate ma, dopo l’invasione dei giapponesi, s’impoverirono sempre più
e nel corso dei secoli XVII e XVIII, per sopravvivere, alcuni di loro
praticarono l’artigianato o il commercio e successivamente
l’agricoltura. Si manifestò così una mobilità sociale, vale a dire un passaggio di membri da una classe ad un’altra, tra la classe dei nobili e quella dei contadini e così l’arte dei nobili penetrò a poco a poco in altri strati sociali.
|
|
|
Nella
formazione del karate ha avuto un ruolo di primaria importanza l’arte
del combattimento cinese, poiché, se non fosse avvenuto questo
contatto, il karate non avrebbe avuto la forma attuale. In
Italia il karate fu introdotto dal Maestro G. Funakoshi. Nel
karate tradizionale e moderno ci si veste con un kimono bianco ed una
cintura di stoffa che, a seconda del colore, indica il grado del
karateka. I colori, in ordine ,sono: bianco,giallo,arancione,verde,blu e marrone.
|
|
|
|
|
Dopo
quest’ultimo, c’è la cintura nera, divisa in 10 gradi, detti dan.
|
|
| Il karate è uno sport che fa bene al corpo e al carattere, poiché, oltre a sviluppare tutti i muscoli e a snodare le articolazioni, inculca il rispetto verso il Maestro e l’avversario, aiuta i timidi ad avere più “grinta” e a controllare i caratteri troppo esuberanti | ||