di Michele M. cl. 3^E

Le regole di Naismith erano molto simili a quelle di adesso, infatti non era consentito correre con la palla in mano o colpire un avversario; poco dopo vennero introdotti anche i tiri liberi. L’unica idea di Naismith che è stata bocciata era la convinzione di poter disputare partite con in campo oltre 40 giocatori!

Infatti il nove come numero di giocatori era solo ideale, Naismith aveva anche fatto una bozza dello schieramento da mandare in campo: un portiere, due guardie (che dovevano impedire agli avversari di fare canestro), tre centrali (i playmaker), due ali e un “home man” (il realizzatore).

Nel giro di pochi anni il numero di giocatori venne limitato a cinque.

Nel 1896 i canestri su azione cominciarono a valere 2 punti mentre i tiri liberi valevano 1 ed erano effettuati da 4.5 metri.

Si dovette aspettare il 1924 per far tirare il tiro libero a chi subiva il fallo, mentre precedentemente era il capitano a scegliere a chi fare tirare tutti i liberi di una squadra.

Ma la vera innovazione fu nel 1906 quando per la prima volta vennero utilizzate le retine aperte in fondo al canestro.

Nelle 13 regole originarie di Naismith però non era menzionato il “palleggio” che tanto contraddistingue il basket dagli altri sport, infatti fu nell’Università di Yale che per la prima volta fu utilizzato ma malvisto dalle altre università. E da qui in poi il basket si avviò in una lenta evoluzione che lo ha portato a i livelli di oggi.

Grazie dottor Naismith!