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Le regole di
Naismith erano molto simili a quelle di adesso, infatti non era consentito
correre con la palla in mano o colpire un avversario; poco dopo vennero
introdotti anche i tiri liberi. L’unica idea di Naismith che è stata
bocciata era la convinzione di poter disputare partite con in campo
oltre 40 giocatori!
Infatti il
nove come numero di giocatori era solo ideale, Naismith aveva anche fatto
una bozza dello schieramento da mandare in campo: un portiere, due guardie
(che dovevano impedire agli avversari di fare canestro), tre centrali (i
playmaker), due ali e un “home man” (il realizzatore).
Nel giro di
pochi anni il numero di giocatori venne limitato a cinque.
Nel 1896 i
canestri su azione cominciarono a valere 2 punti mentre i tiri liberi
valevano 1 ed erano effettuati da 4.5 metri.
Si dovette
aspettare il 1924 per far tirare il tiro libero a chi subiva il fallo,
mentre precedentemente era il capitano a scegliere a chi fare tirare tutti
i liberi di una squadra.
Ma la vera
innovazione fu nel 1906 quando per la prima volta vennero utilizzate le
retine aperte in fondo al canestro.
Nelle 13
regole originarie di Naismith però non era menzionato il “palleggio” che
tanto contraddistingue il basket dagli altri sport, infatti fu
nell’Università di Yale che per la prima volta fu utilizzato ma malvisto
dalle altre università. E da qui in poi il basket si avviò in una lenta
evoluzione che lo ha portato a i livelli di oggi.
Grazie dottor
Naismith!
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