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di Tognetti M. cl. 3E |
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Il
calcio era conosciuto fin dai tempi greci come
l'episciro,
giocato con i piedi, e il
pheninda giocato
utilizzando anche le mani. Nel mondo romano prese il nome di
harpastum,
o anche detto in
volgare il piede-palla.
Nel periodo rinascimentale
fu molto praticato e giocato nelle piazze di Firenze. Con alcune regole, lo
si chiamò calcio fiorentino
Soprattutto in alcune scuole dove si
accese la disputa per diverse regole, soprattutto quelle che dovevano
decidere se giocare solo con i piedi o utilizzare anche le mani.
Scrissero il regolamento:
misura del campo (max 120x90), misura e peso della palla (0,71 di
circonferenza), numero dei giocatori (11), il tempo di gioco (90 minuti
diviso in due tempi), i falli, le punizioni. Rimaneva l'annoso problema
dell'uso delle mani. La soluzione fu quella di punire "rigorosamente
" questo tipo di fallo, e nello stesso tempo fu deciso (un compromesso tra i
due giochi) l'uomo che poteva utilizzare piedi e mani per parare la palla:
il portiere, ma solo nella sua area (detta appunto poi di
rigore).
Il Calcio conobbe subito grande
popolarita e diffusione, finchè arrivò anche in Italia nel 1893 Il gioco nel frattempo era divenuto molto popolare anche in Sudamerica, infatti, era già nata la federazione Argentina. Nella Olimpiade del 1908 che ebbe luogo a Londra, il calcio fu inserito nelle discipline olimpiche. S'imposero naturalmente gli inglesi, i "maestri" del calcio, che ripeterono il successo nel 1912 e fino al 1920. Nel frattempo la scuola calcistica sudamericana aveva fatto grandi progressi. Nel 1930 alle Olimpiadi, si affiancarono i Campionati del Mondo. Nella prima edizione confermò il predominio l'Uruguay vincendo sull'Argentina. In Italia il CAMPIONATO ITALIANO di CALCIO, ebbe luogo nel 1898: vi parteciparono quattro squadre e si svolse in una sola giornata. Vinse il Genoa. Aumentando la popolarità del gioco del calcio, alla squadra ligure con Milane Juventus. Presto il fenomeno non passò inosservato agli attenti operatori economici: le manifestazioni iniziavano a spostare molti tifosi o creavano nella sede della partita un indotto commerciale, con l'entusiastica partecipazione della folla, pari se non superiore alla festa annuale del paese.
Scoperto il grande business,
volendo fare le cose per bene (impianti, attrezzature, manifesti stampati,
ingaggio allenatore a tempo pieno ecc.) per far assistere alla partita si
cominciò a far pagare gli spettatori un biglietto per coprire alcuni costi,
come il viaggio degli atleti nelle trasferte o dare un compenso ai giocatori
reclutati fuori provincia. (Un vezzo che inizia a diffondersi per rendere
più agguerrita la propria squadra locale). In questo clima, la tifoseria torinese, pur avendo già una squadra (la Juventus) creò un'altra squadra, il Torino, meno aristocratica, più popolare, perfino antagonista all'altra. Come del resto era già accaduto a Milano. Poi comparve nello stesso anno anche il Bologna, in seguito le altre. Ma la vera storia del Calcio Italiano, comincia con l''istituzione del Torneo a girone unico, la cui prima edizione si svolse nel 1929-30 con la partecipazione di diciotto squadre (poi sedici, ventuno, e poi ancora sedici a partire dal 1967-68). Fu proprio da questa competizione professionistica che nacque una grande potenzialità agonistica e quindi una ampia selezione dei giocatori, che dopo appena quattro anni permisero all'allenatore della nazionale italiana di mietere successi uno dietro l'altro in campo mondiale. Dal 1949 la Federazione consentì il tesseramento di giocatori stranieri, che migliorò lo spettacolo grazie all'apporto di elementi stranieri, ma nello stesso tempo trasformò subito in una grande industria il calcio, con le società modificate da club dilettantistico, in società per azioni, la cui pubblicità della squadra va indirettamente a vantaggio delle altre attività economiche dell'azionista. Tuttora il calcio è uno sport dove per certe persone i profitti sono molto alti, comunque permane una disciplina molto entusiasmante seguita da moltissimi uomini, ragazzi e anche donne.
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