UNA BALENA A LONDRA  
Nel pomeriggio di venerdì 20 gennaio una balena è stata avvistata nelle acque del Tamigi. Si trattava di una balenottera comune lunga  5 metri e del peso di circa due tonnellate, che di solito vive al largo nel nord dell’Oceano Atlantico spostandosi in piccoli branchi. La notizia era veramente sensazionale, ma purtroppo non da prendere con entusiasmo ed allegria.  Infatti una balena nelle acque basse e inquinate del Tamigi è come un essere umano sperduto nel deserto del Sahara: può sopravivere solamente dalle 24 alle 48 ore.

Subito gli esperti hanno iniziato ad interrogarsi sulle ragioni che hanno spinto il cetaceo così distante dal suo habitat naturale. Sembra che le balene malate, vecchie o ferite si disorientino,  si allontanino dal branco e spesso finiscano per ‘spiaggiare’.

Tuttavia, più che interrogarsi sui motivi, era più urgente  interrogarsi su che cosa fare: le condizioni del mammifero erano tali da renderne forse necessario l'abbattimento.

I soccorritori sono intervenuti quando la balena era quasi arenata sulla riva sud del fiume.

Migliaia di curiosi si sono radunati sulle rive del Tamigi per assistere ai soccorsi: il cetaceo è stato adagiato su uno speciale sistema galleggiante e issato su una chiatta diretta verso l'estuario, una decina di chilometri più lontano. Era una gara contro il tempo per salvare l’animale tentando di portarlo verso un’area al largo della costa inglese dove sarebbe dovuto essere liberato in mare.
Purtroppo la balena non ce l’ha fatta: l’animale ha avuto le convulsioni ed è morto. E’ stata una triste notizia per tutti gli amanti dell’ambiente e degli animali che avevano atteso con il fiato sospeso.
Gli scienziati del programma di conservazione del mare della Società Zoologica londinese hanno dichiarato che sperano che il loro fallito tentativo di salvataggio possa avere comunque un effetto positivo e che l’interesse che il destino di questa balena ha suscitato in tutto il mondo possa aiutare a promuovere la protezione delle specie animali in pericolo. Erica  D.  e   Camilla Di B. 2 I