|
articolo di Marta M. 3°G |
|||
|
|
|||
|
In occasione del convegno" Dialoghi di Pace " abbiamo avuto la possibilità di assistere alla proiezione di un film: “I rigettati di K e altre ballate” nell’ex chiesa di S. Mattia, in Via S. Isaia. Il video realizzato da Massimiliano Troiani, attore, documentarista e fotografo che si è fermato anche con noi per commentare e rispondere alle nostre domande sul film, è stato presentato anche al Festival di Venezia. |
|
||
|
Il filmato presenta, tramite interviste ed immagini, le bande di ragazzi e ragazze che vivono nelle strade o sotto i ponti dei paesi del Sud del mondo; un viaggio virtuale in luoghi dove nessuno forse si sognerebbe mai di andare e dei quali, forse, non sappiamo veramente fino in fondo la realtà disperata in cui sono condannati a vivere. |
|||
|
Il titolo del filmato “I rigettati di K e altre ballate” nasce proprio dal fatto che le città prese in considerazione iniziano con la K e sono: Korogocho e Kibera, in Kenya, Kinshasa e Kisangani in Congo, e i Kolsa ni goddi (i cortili del carbone) in India. Per ballate si intendono canti; infatti questi popoli sono molto legati alle loro tradizioni musicali e sono abilissimi nell’uso degli strumenti anche più insoliti come percussioni di pelle e strani flauti lunghi. |
|
||
|
La prima tappa è negli slums (bassifondi) di Corogocho e Kibera in Kenia, dove i bambini diventano immediatamente adulti senza potere vivere la loro infanzia. |
|||
|
Questo perché i genitori (molto spesso c’è solo la madre) non riescono a mantenere i figli economicamente e, questi ultimi, per poter sopravvivere devono imparare ad arrangiarsi rubando, spacciando e facendo loro stessi uso di droga come la colla. |
|
||
|
E’ molto diffuso infatti il problema dell’uso della droga con il quale i bambini vengono a contatto già all’età di otto anni. Questo perché la colla aiuta a non sentire il freddo, la fame ed il dolore fisico, ma anche quello interiore. |
|||
| Un altro ostacolo nella vita di un fanciullo di strada in Africa è la mancanza di istruzione e di gioco visto che i luoghi in cui vive sono malsani e privi di qualunque attrezzatura per lo svago. Anche l’istruzione, che è uno dei principali diritti dell’infanzia, non può essere assicurata; infatti non si hanno sufficienti strutture e i bambini che studiano non portano a casa neanche un soldo. | |||
|
|
Una testimonianza molto toccante è quella di una bambina che come unica amica aveva una ragazza sui quattordici anni. I loro giorni erano tormentati da pericoli e minacce dei poliziotti finché un giorno, un guardiano del quartiere, le ricatta dicendo che se non gli avessero dato il loro corpo le avrebbe denunciate. |
||
| La più piccola e portavoce dell’episodio, si è rifiutata, mentre la più grande ha accettato come unica possibilità rimasta. Dopo averla violentata in modo spudorato, la ragazzina è morta sotto gli occhi dell’amica. Le ultime parole del racconto sono state: “Ogni volta che ci ripenso mi viene da piangere, infatti era una mia grande amica e le volevo molto bene”. | |||
|
|
Anche ora mi tornano in mente queste parole dette in modo infantile ma capaci di commuovere. Di quella zona del mondo ho scoperto poi un fatto di cui ero completamente all’oscuro e non pensavo che nella realtà di oggi potesse ancora esistere un modo di pensare così arcaico, e che fosse solo nelle fiabe. Infatti alcuni bambini sono condannati a vivere emarginati dalla società perché considerati stregoni.
|
||
|
Queste convinzioni nascono dall’ignoranza e dall’ingenuità di uomini e bambini che si lasciano convincere da persone potenti di superstizioni non vere. Come ad esempio è successo ad una piccola bambina di nome Leontine condizionata dai parenti. Le si era fatto credere che era colpevole della morte della mamma scomparsa in realtà per l’AIDS. |
|
||
|
Frustrata da questa sua pena, depressa, emarginata e anch’essa malata di AIDS è morta qualche anno fa, ma verrà sempre ricordata da chi ha cercato di aiutarla. La seconda tappa del viaggio parla dell’India e di ragazzi coetanei a quelli africani che costretti a lavorare fino a 15 ore al giorno nelle polveri del carbone, esposti al freddo ed al sole cocente senza ripari. |
|||
|
Alcune donne lavorano nella miniera di carbone da quasi 35 anni e per mantenersi mandano le loro figlie, appena compiuti 10 anni, nella stessa miniera frequentata esclusivamente da donne. Tra queste donne molte affermavano di essere contente del loro impiego e non si lamentavano mai, anche nei casi più estremi, per paura di perdere il posto. |
|||
|
|
La successiva ballata la “cantano” i Piranitas del Perù, gente che vive sotto i ponti di Lima. Questo soprannome è stato assegnato loro a causa dei frequenti e, d’altronde necessari, assalti e scippi in gruppo alle persone che passano per le vie del centro. I ragazzi si ritrovano nella miseria più raccapricciante, la maggior parte delle volte per la mancanza di una solida famiglia alle spalle capace di crescerli e di accudirli. |
||
|
Vivono in una solitudine quasi insopportabile che li porta ad agire con atti contro la loro volontà ed allo sconforto totale. Questi grandi problemi servono, oltre che a fare crescere e riflettere gente come me che li guarda da lontano, anche loro stessi. Infatti le loro risposte alle domande dell’intervista e i loro racconti mi hanno veramente stupita perché queste persone, al contrario di come si è solito pensare, sono molto intelligenti e ricche interiormente.
|
|||
|
|
Il compagno di vita di queste persone è il fiume che porta allo stesso tempo felicità e tristezza. Il fiume inonda le loro precarie abitazioni, porta malattie ed insetti, i rifiuti ristagnano sulle sue rive e ci sono parecchie persone morte nel suo letto. Però c’è da bere, da lavarsi e risulta sempre indispensabile. |
||
|
Questa è la loro unica ricchezza ed affidano a quel fiume ogni speranza come ad un dio. Alcune scene erano molto crude ed impressionanti come ad esempio un uomo senza un occhio, un altro con lesioni dopo che un’auto l’ha investito, una madre distrutta con due figli da crescere. |
|||
|
|
Infine l’ultimo video trattava il lavoro schiavo dei ragazzi in Brasile. Erano intervistati due amici che erano stati mandati a lavorare in una fabbrica di legno e abitavano in casette infernali, in legno senza luce, acqua e cibo a sufficienza per l’intera comunità. |
||
|
Inoltre in fabbrica non venivano pagati: i proprietari facevano firmare regolarmente il foglio dello stipendio, il quale però non arrivava mai. Dopo solo pochi, ma intensi, anni di lavoro, hanno deciso di licenziarsi e i padroni, consapevoli del fatto che se li avessero denunciati, avrebbero avute le prove a loro favore, li hanno lasciati andare senza un minimo compenso del lavoro svolto. |
|
||
|
È stata un’esperienza molto importante, ma, secondo me scioccante: non avrei mai immaginato che mentre io trascorro le mie giornate felici e spensierate, ci sono bambini che soffrono terribilmente e che devono combattere per sopravvivere o per conquistare dei diritti che sono fondamentali e sacrosanti. |
|||
|
La storia che mi ha più colpita è stata quella delle due amiche africane e per giorni ho pensato alla loro sofferenza, al senso di disperazione che devono aver provato e al futuro della sopravvissuta che non sarà mai sereno. |
|||