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Sara R. 3E Pagina web: Elena C. 3H
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Cari lettori, ora sono qui per raccontarvi la storia di un uomo che ha dedicato la sua vita per istruire gli altri, che è legato alla mia vita e che, per questo, rimarrà sempre nel mio cuore. |
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Era il primo giorno di scuola delle elementari; lui entrò in classe con aria buia e minacciosa. Era il nostro maestro di matematica e lo sarebbe stato per cinque meravigliosi anni. |
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La prima volta che lo vidi mi sembrava un uomo tremendo, che si sarebbe arrabbiato se solo avessimo osato aprir bocca. Ben presto capii che non era così; era un uomo severo, ma buono e dedito all’insegnamento. Tutte le volte che mi chiamava, sobbalzavo sulla sedia e scattavo sull’attenti, estremamente tesa per paura di essere sgridata.
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Una volta sola lo vidi sorridere e mi sembrò un uomo completamente diverso, come se non fosse più lui; ma… scusate, non vi ho detto ancora il suo nome! Beh, si chiamava Antonio Vignoli. |
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Tutti gli anni andavamo in gita e tutte le volte lui ci insegnava moltissime cose interessanti, che non riguardavano necessariamente la sua materia. Comunque non mancava il divertimento: un nostro compagno faceva in continuazione scherzi a tutti; quando Vignoli arrivava e non si accorgeva che c’era lui lo prendeva in giro e noi cominciavamo a ridere. Quante risate! Me le ricordo ancora quelle gite! E che fatica! Ci faceva camminare per ore sotto il sole di maggio. |
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Le risate continuavano anche in classe; quando qualcuno faceva scherzi o non aveva portato il materiale per lavorare, Vignoli incominciava a riprenderlo facendo battute. |
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Tuttavia il tempo è passato e le cose sono cambiate; con i nostri vecchi compagni non ci sentiamo più e quasi neanche ci salutiamo. Con Vignoli mi vedevo raramente, di tanto in tanto, telefonandogli o chiedendo a sua moglie come stava, quando la incontravo per strada. Già, è così! Mi chiederete perché, immagino! Dovete sapere, cari lettori, che lui aveva una grave malattia che non gli permetteva di parlare chiaramente, di muoversi bene, di scrivere; praticamente non poteva far nulla. |
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Questa malattia ha potuto uccidere quest’uomo, ma non potrà mai cancellare il suo ricordo che è in me e i valori della vita che mi ha insegnato. |
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