di Stefania M. 3^F
pagina web a cura di Ludovico B.B. e Francesco M.

ORIGINE E SVILUPPO DEL FEMMINISMO

La maggior parte delle società, anche quelle più primitive, erano patriarcali. Questo era dovuto in gran parte alla convinzione che la donna fosse più debole e inferiore agli uomini, convinzione rafforzata dalle religioni.

Nella Bibbia Eva viene posta da Dio sotto l’autorità di Adamo. Nel diritto romano, che ha influenzato il futuro diritto occidentale, le donne erano considerate un possesso del marito e non individui a sé. Nel Medioevo la terra era lasciata in eredità per discendenza maschile. Nelle società tradizionali le donne sono sempre state discriminate.

Ci furono, però, fenomeni isolati in cui la donna godette di alcuni diritti come nell’antica Babilonia, nell’antico Egitto e  a Sparta.

 

 

L’Illuminismo, la rivoluzione francese e quella industriale crearono un clima favorevole alla diffusione del femminismo. Già a partire dagli ultimi anni del XVIII secolo, in Europa si sono sviluppati movimenti femminili, che avevano come scopo il raggiungimento di eguaglianza politica, sociale, economica e giuridica tra uomini e donne.

Questi movimenti influirono fortemente sulla cultura e sui costumi delle società occidentali.

Durante la rivoluzione industriale, il passaggio dal lavoro artigianale alla produzione di massa, fece sì che le donne entrassero nelle fabbriche. Ed è proprio nelle fabbriche che le donne portarono avanti lotte per ottenere parità di trattamento salariale con gli uomini, migliori condizioni di lavoro e riduzione dell’orario di lavoro; queste rivendicazioni si unirono a quelle per il suffragio condotte dalle donne di classe media e alta.

Un ruolo molto importante nell’affermazione delle lotte femminili fu svolto dal movimento delle suffragette, promosso in Inghilterra da Emmeline Pankhurst e  nato per reclamare il diritto delle donne al voto.

Nei paesi di religione cattolica, la Chiesa si oppose duramente a questi movimenti, perché considerati una minaccia per la famiglia patriarcale; mentre nei paesi di religione protestante il femminismo ebbe maggiori possibilità di sviluppo.


All’inizio del Novecento sono già molte le donne che non si riconoscono più nell’immagine di creature deboli, passive, per natura inferiori, che millenni di pregiudizi hanno imposto.

Con il passare del tempo questi movimenti femministi si batterono affinché non solo il diritto al suffragio universale, ma anche quello all’istruzione, al lavoro fosse esteso a tutti, senza differenza di sesso; si batterono, inoltre per conquistare uguali diritti per le donne anche all’intero della famiglia, rifiutando il solo ruolo di madri e mogli e rivendicando l’indipendenza economica.

 

 

Anche se, grazie al femminismo, nella maggior parte del mondo le donne hanno conquistato il riconoscimento formale di molti diritti, esistono ancora molte discriminazioni sessuali.

IL FEMMINISMO IN ITALIA

In Italia il movimento delle donne fece la sua comparsa all’indomani dell’Unità e si sviluppò, soprattutto, ad opera di Anna Maria Mazzoni, Anna Kuliscioff, Carlotta Clerici, Linda Malnati ed Emilia Mariani.

Negli anni Settanta del nostro secolo il movimento femminista italiano ha esteso le sue pratiche politiche all’ambito sociale, lottando per la conquista di più ampi diritti civili che hanno portato all'introduzione del divorzio, alla modifica del diritto di famiglia, all'istituzione dei consultori familiari, alla legge sulle pari opportunità, alla liberalizzazione dei contraccettivi e all'approvazione delle leggi che regolano l'aborto.

 

In Italia si parla, sempre più spesso, di pari opportunità, purtroppo nella realtà l’atteggiamento maschilista è ancora molto forte e alle donne viene lasciato ben poco spazio nel mondo del lavoro e della politica

In molti governi europei le donne parlamentari sono molto più numerose di quelle italiane; e se una donna vuole fare carriera in politica o nel mondo del lavoro molto spesso deve rinunciare ad essere moglie o per lo meno madre.

LA CONDIZIONE DELLA DONNA

Nel 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo ha proclamato solennemente il principio dell'uguaglianza.

Con questa dichiarazione, le Nazioni Unite hanno avviato un processo che ha riaffermato e definito i diritti delle donne in molti testi internazionali. In particolare:

- la Dichiarazione di Vienna del 1993, afferma che i diritti delle donne sono parte  integrante e indivisibile dei diritti dell'uomo.

- la piattaforma di Pechino del 1995 conferma con forza, che i diritti delle donne fanno parte dei diritti universali e che qualunque discriminazione fondata su religione, cultura o tradizione non può essere giustificata.


Nonostante tutto ciò, questi principi vengono violati e calpestati quotidianamente in alcune parti del mondo, dove le donne vivono ancora in condizioni inaccettabili.

 

 

L’uguaglianza sociale, economica e politica tra uomini e donne non è stata ancora raggiunta; per esempio, ancora oggi le donne non votano in molti paesi islamici e sono considerate e trattate come individui inferiori.  

La condizione delle donne afgane è diventata il simbolo della discriminazione, dell'oppressione e della violenza che le donne subiscono ancora oggi.

Infatti, dal 1997 le donne afgane di tutte le età, comprese le bambine, sono vittime di un regime di segregazione regolato dalle leggi dei Talebani, che toglie loro il diritto di esprimersi, di usufruire dell'assistenza sanitaria, di lavorare e di studiare.

Obbligate ad indossare il "burka", e private di tutti i diritti fondamentali, diventano invisibili, dei fantasmi privi d’esistenza e di diritto di scegliere. Siamo di fronte ad un problema morale, ad un apartheid fondato sul sesso, che non ha nulla a che vedere con la religione.

 

  

In Bangladesh alle donne, che hanno cercato di superare i limiti imposti dalla tradizione, è stata inflitta una punizione atroce. Si tratta dell’aggressione al vetriolo. Le donne vengono sfregiate solo per essersi rifiutate ad un uomo o in caso di mancato pagamento della dote pattuita. Il dolore provato da queste donne è indescrivibile, sia dal punto di vista fisico che psicologico. L’aggressione le trasforma in mostri, in maschere deformi, delle quali è spesso difficile reggere la vista. Perdono per sempre la loro identità di donne, la possibilità di essere spose, madri (evento gravissimo in un paese in cui essere nubile è ancora una vergogna per una giovane ragazza e per la sua famiglia). Queste donne diventano delle emarginate della società e dei pesi economici per le famiglie.

Quello che colpisce è che non ci troviamo di fronte ad un’antica usanza, disprezzabile quanto si vuole, ma che affonda le radici in un certo tipo di cultura, bensì ad un fenomeno recentissimo e molto moderno.

Il primo caso documentato risale al 1967 ma i casi di donne sfigurate dal vetriolo sono in aumento. 

Tutte queste forme di oppressione e discriminazione contro le donne devono cessare al più presto in nome dei principi di uguaglianza e libertà.