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Tuttavia qualcosa sconvolge questo quadretto perfetto: Céline viene accusata di un reato che non ha commesso, viene imprigionata e perde la memoria in seguito ad una caduta. Toccherà a Sophie e Toussaint aiutarla e prendersi cura della sua bambina, Adéle, che rischia di restare imprigionata in un misterioso castello in Inghilterra, fra le grinfie del padre, un uomo severo e chiuso, che dopo aver spezzato il cuore di Céline, ora vuole strappare sua figlia alla Francia e impartirle una dura educazione inglese. | |
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Insomma, un altro capolavoro di Bianca Pitzorno, che attraverso le righe di questo romanzo lascia trapelare insegnamenti di uguaglianza, libertà, rispetto delle altre culture e apertura mentale. Inoltre in questo libro sono citati anche grandi scrittori dell’Ottocento come Charlotte Bronté e Victor Hugo a cui, ( come ho letto sul retro della copertina) l’autrice ha voluto rendere omaggio. Nella storia, infatti, è grazie ai loro libri che Sophie si istruisce ad ideali di uguaglianza, purtroppo traditi dalla Rivoluzione Francese ( in cui è morto suo padre) . Grazie al suo maestro, il “Cittadino Marchese” impara che le donne non hanno proprio nulla in meno degli uomini e dovrebbero avere le stesse opportunità, concetto che a quell’epoca era impensabile. |
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Che dire? Questo libro mi è piaciuto moltissimo, sia la trama che i personaggi, come quello di Sophie, che nonostante abbia vissuto un’infanzia infelice, è sempre serena e piena di speranza e non perde l’occasione di aiutare il prossimo, come Céline ha fatto con lei. E’ facile immedesimarsi nel suo personaggio anche perché metà della vicenda è raccontata da lei in prima persona. Il resto della storia è narrato attraverso le lettere che Sophie si scambia con Toussaint, dalla Francia all’Inghilterra e viceversa ( anche questa è una trovata molto originale). Non per niente Bianca Pitzorno è una delle mie scrittrici preferite. Trova sempre modi divertenti e nuovi per trattare temi che, come in questo caso, sono molto importanti. | |
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Silvia M. 3^H |
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