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Eugenia T. 3G Pagina web a cura di: Elena C. 3H |
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Il buio era calato; con lui una fitta nebbia. Si sarebbe detto di essere a Londra. Ma non si era a Londra, c’erano le dune e le palme e le tende e cavalli e cammelli. Era l’Egitto, il deserto e c’era la nebbia, quella densa nebbia d’Inghilterra. Qualcosa non andava e quando qualcosa non andava, non andava perchè se l’Ispettore sentiva che qualcosa non andava così era. Aveva sempre seguito l’istinto e quello non l’aveva mai tradito; dopotutto perché avrebbe dovuto farlo? In ogni caso qualcosa non andava, era sicuro. |
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E così era. La mattina seguente era tornato l’abituale caldo torrido. Ma la nebbia, svanendo, s’era portata dietro una stalla intera di cavalli. Il proprietario era un mercante; una persona socievole e simpatica ma talvolta insensatamente riservata. Veniva dal Marocco per un importante “affare”. Ma l’Ispettore era in villeggiatura e il caso non lo interessava a sufficienza per potersene occupare. I fatti successivi lo fecero ricredere. |
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Una mattina, quando il Mercante (ormai era chiamato così) tornò da una “passeggiata” tra le piramidi, lo accolse un pacco. Era accompagnato da un cartoncino che forse voleva essere un biglietto che portava due iniziali ed era seguito da un indovinello; era curioso e già l’Ispettore si stava coinvolgendo. Il mercante lo lasciò cadere con noncuranza, la sua espressione era cambiata, la faccia era dominata da un terrore che non voleva però apparire. | ||||
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Raccolsi il biglietto. A M. la calligrafia sembrava d’una donna, era aggraziata e scritta con una penna d’oca. Sotto era disegnata una giostra e un gran palazzo e un vestito bianco e verde d’oliva e una mela rossa morsa. Seguiva una scritta (sempre calligrafia aggraziata): “Uno ogni settimana ”. Sentii un urlo e una donna svenne, mi girai e vidi che il mercante aveva appena aperto la scatola. Mi affacciai; dentro c’era la testa d’un cavallo nero immersa quasi interamente nel suo sangue. |
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Cavalli. Caldo. Sangue. Deserto. Palme. Sole. Bianco. Acqua. Nebbia. Inghilterra. Sabbia. Piramidi. Cammelli. Mercante. Stalla. Vestito. Palazzo. “Affare”. Mela. Panna d’oca. Rosso. Nero. “Passeggiata”. Verde oliva. Morso. Settimana. Egitto. Marocco. |
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Bisogna sempre giocare con le parole. Per tutta l’infanzia aveva giocato con le parole e continuava, ogni caso era una grande partita a carte ..lui, l’Istinto, l’Intuito, le Parole. Trovava tutto ciò affascinante. “Uno ogni settimana”. Quanti sarebbero dovuti morire? Quanto ci avrebbe messo l’Ispettore a risolvere l’indovinello? Per ora, nessuno dei tre giocatori che sedeva al tavolo con lui gli passava la carta vincente. |
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Ungaretti s’illumina d’immenso, l’Ispettore no. |
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Erano arrivati già altri tre pacchi. Non trovava la soluzione. Si scervellava ma non la trovava. Se c’era una cosa che odiava erano i fallimenti. |
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Il Mercante si vedeva sempre meno. Girava il giorno per tutta la città. Lo si vedeva raramente a cena e ogni volta che lo si avvicinava si dileguava con una falsa scusa. Evitava ogni conversazione, in particolar modo con l’Ispettore. Sembrava si vergognasse a guardarlo. Dopotutto voleva solo aiutarlo e cercare di sfuggire al proprio insuccesso. |
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Un’altra mattina i bagagli del Mercante erano pronti a partire. E lui andò incontro all’Ispettore e gli parlò: “Scusi sa, mi vergognavo a dirglielo, lei era tutto preso da questa cosa... Quella dei cavalli è mia moglie, non so cosa stia combinando ma devo parlarle. Ecco, lei forse pensava che ci fosse un qualche caso da risolvere, ma la verità è che c’è stato solo un piccolo intoppo nel mio matrimonio. Bhè, io parto: la strada è lunga e l’intento di far ragionare mia moglie, arduo”. E così partì. |
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