Ragazzi, sport e salute

 La vita degli uomini del XXI secolo è sempre più frenetica per la ricerca di esperienze nuove, per la voglia di essere sempre all’altezza di qualsiasi situazione e per la necessità di emergere dalla “massa”.

Questa frenesia di vita colpisce anche i più piccoli che sin dai primi anni della loro esistenza sono spinti dai loro genitori “ad andare veloci” e quindi a saltellare tra scuola, sport, studi musicali, frenetiche feste di amichetti, ecc.

Lo sport soprattutto dovrebbe essere una forma facoltativa di divertimento e di relax psicologico in alternativa alla scuola che è comunque obbligatoria e che impegna la maggiore parte della giornata e delle energie.

Ma in alcuni casi (purtroppo sempre più numerosi) non è così: alcuni ragazzi sentono lo sport come un dovere, ritengono di avere l’obbligo di “arrivare in alto” per accontentare i genitori che ripongono in loro aspettative di vittoria o comunque di risultati eccezionali, per emergere rispetto ai loro coetanei pensando erroneamente che chi è primo è il migliore.

Le conseguenze di questa tendenza sono gravi e non hanno solo risvolti psicologici, ma purtroppo anche fisici. Infatti una recente indagine condotta dal Servizio Lotta alle Droghe dei Servizi Sociali del Comune di Bologna ha rivelato che il 5% dei ragazzi e l’1% delle ragazze tra i 14 e i 19 anni dichiarano di far uso di sostanze dopanti e il 17% dei bambini e l’8% delle bambine di età compresa tra gli 11 e i 13 anni ammettono di servirsi di creatina o aminoacidi.

Le sostanze dopanti e gli anabolizzanti sono farmaci che i ragazzi ingeriscono perché fanno sì che il loro fisico sopporti meglio la fatica e gli sforzi e che senta meno dolore durante l’attività fisica.

Se l’attività fisica fosse praticata correttamente queste sostanze non avrebbero alcun senso perché il nostro corpo, per funzionare correttamente, ha solo bisogno di una alimentazione sana ed equilibrata, ricca di frutta, verdura, carne, ecc.

Ma quando lo sforzo che si chiede al proprio corpo è eccessivo diventa eccessivo anche il modo di affrontarlo.

Infatti le sostanze dopanti producono all’organismo cambiamenti sostanziali e pericolosi: gli anabolizzanti sono sostanze a base di ormoni, aumentano la massa corporea, incrementano la forza fisica e l’aggressivita ma espongono a forti rischi di malattia epatiche, cardiovascolari nonché a forme di dipendenza fisica correlate alla sindrome da astinenza.

Gli stimolanti SNC (anfetamine e derivati)invece hanno lo scopo di aumentare l’attenzione, la competitività riducendo il senso di fatica ma possono portare all’infarto per eccessiva attività cardiaca.

I diuretici vengono impropriamente usati dagli sportivi per ridurre il peso corporeo in modo rapido(nelle gare sportive, come la boxe, nelle quali sussiste una divisione in categorie in base al peso)e per eliminare più velocemente possibili sostanze assunte illecitamente(sostanze dopanti) ma provocano ipotensione (pressione bassa) e modificazione del metabolismo degli zuccheri .                                                       

Infine le nuove sostanze (aminoacidi, carnicina e creatina) sono assunte nelle discipline che richiedono scatti brevi e intensi, provocando però crampi e disturbi intestinali.

Non si può neppure pensare che i ragazzi che assumono questi farmaci lo facciano inconsapevolmente perché in Italia tutte le sostanze dopanti sono chiaramente contraddistinte da un bollino simile allo “stop” dei cartelli stradali di colori diversi.

 

 

 

 

Quindi se chi, facendo sport, assume sostanze proibite lo fa consapevolmente rimane aperto un grande interrogativo: vale la pena di rischiare la vita per la voglia di emergere e di sentirsi importanti?

Occorrerebbe invece riflettere sul fatto che non tutti nasciamo con le caratteristiche fisiche per essere dei campioni ma possiamo ugualmente essere felici e realizzati facendo lo sport che ci piace con lo spirito della sana competizione nella quale qualche volta si può vincere ma tante altre no.