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Con
la mia famiglia, quest'estate ho trascorso una bellissima vacanza in
Brasile.
Lo
Stato è molto vasto e, lungo gli 8000 chilometri di costa, sorgono
immense metropoli; io ne ho visitate due: Salvador Bahia e Rio de
Janeiro.
In
queste due città mi ha colpito molto il grande divario tra classi
sociali: infatti vi sono pochissime persone ricche e moltissimi poveri.
Questi ultimi vivono ammassati nelle favelas, le baracche che si
estendono per chilometri e chilometri arroccate sulle collinette delle
grandi metropoli. |

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Molte
abitazioni non hanno nemmeno il tetto o le finestre.
È molto pericoloso scendere dalla vettura perché tanta gente, non
avendo lavoro, e vedendo arrivare turisti con zaini, borse o gioielli,
sono "incoraggiati" a derubarli.
Attraversando
l'intrico di strade di queste grandi metropoli, ci si accorge molto
facilmente delle condizioni di vita della popolazione: infatti le
cognizioni igieniche sono scarsissime, gli alimenti spesso sono poco
sani; per riuscire a sopravvivere gli abitanti scelgono lavori molto
semplici, come vendere collanine, braccialetti e oggetti artigianali
sulle spiagge affollate di turisti; anche i bambini sono costretti a
trascorrere le giornate in strada a lavare i vetri delle macchine, a
fare i giocolieri o a vendere frutta ai passanti. |
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Nei
paesi economicamente forti si parla di opere di beneficenza ai poveri,
ma, da quello che si vede in queste grandi città, capisco che il
"lavoro" che facciamo per il sud povero del mondo è minimo e
sicuramente non arriverà mai a soddisfare le esigenze di questa gente.
Negli
stati ricchi come quelli europei si pensa raramente alla povertà e alla
miseria che c'è al di fuori del nostro continente; questo è uno dei
problemi più difficili da risolvere e forse, anche quello a cui si fa
meno attenzione.
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