RIFLESSIONE SUI FILM
 
 

 Di Lorenzo G. III ° G              Web di Francesca G.2°H     

 

Il mondo del cinema è molto affascinante e appassiona persone di tutte le età e di qualunque paese.

I film trasmettono un messaggio, che, se letto attraverso le immagini è comprensibile da qualsiasi persona, Argentina, Francese o Araba: il messaggio è lo stesso per tutti.

Ora si è risolto anche il problema della diversità della lingua perché si attuano doppiaggi che rendono il film comprensibile da tutti anche nei dialoghi.

 

 

Secondo me senza l’immagine o il sonoro, un film non si può considerare un film, anche se alcuni affermano che anche quelli muti sono opere cinematografiche di valore, anche io lo credo, ma perché una pellicola sia ricca di emozioni e sentimenti, ovvero più espressiva, deve avere anche dialoghi.

Un buon film non si distingue dagli altri solo per gli effetti speciali, la qualità delle immagini o le storie incrociate tante volte, ma da cosa fa arrivare a noi : i sentimenti e l’immedesimazione in un personaggio da parte del pubblico.

 

Questo film sa narrare, attraverso le immagini e la storia di questi ragazzi, la vita di moltissimi altri giovani che condividono la loro realtà.

Il regista, Abdellatif Kecniche utilizza attori non professionisti, ovvero dei ragazzi della banlieue e il linguaggio sembra volgare e offensivo, ma per i ragazzi extracomunitari delle periferie parigine è l’unico modo per sentirsi giovani francesi, usando un linguaggio che usano tutti gli adolescenti europei.

“La Schivata” nel 2005 ha vinto alcuni premi come il Cesar Francese, la statuetta per la migliore regia, migliore sceneggiatura e migliore attrice esordiente: è piaciuto molto anche all’estero ed è piaciuto molto anche alla mia classe.

 

La storia è basata su un pilastro fondamentale, non un bravo attore o una vicenda storica importante, bensì una recita di fine anno che fa da perno per tutte le vicende.

Krimò è un ragazzo marocchino che deve superare i normali problemi della vita da teenager con la scuola e la famiglia, in più si aggiunge Lydia, ragazza francese che fa disorientare Krimò, visto che lui si era invaghito di lei. Il povero ragazzo la rincorre dappertutto, arriva a corrompere un amico per fargli “spazio” nella recita e consegnargli il posto di Arlecchino, personaggio che a sua volta soffriva d’amore per una giovane ragazza nella recita di Mariveaux, che era interpretata proprio da Lydia.

 

Dopo mille tentativi di fare breccia nel cuore della ragazza, Krimò si arrende ma non gliela dà vinta, infatti l’ultimo a Schivare qualcuno è proprio Lui che non risponde all’invito di Lydia di andare a fare una passeggiata.

La conclusione mi è sembrata un’ottima scelta del regista per rendere ancora più imprevedibile questo film.