Di Carlotta T. 3^I

 

Un lungo silenzio che racchiude strazianti grida di dolore. 

Così si potrebbe descrivere l’atmosfera che da decenni regna nell’altopiano di Monte Sole.

Una calma colma di dolore, orrore e tristezza causata dall’eccidio di Marzabotto che si svolse dal 28 settembre al 5 ottobre del 1942 e che causò centinaia di morti. L’avvenimento principale che lo precedette fu l’imprigionamento di Mussolini , l’immediata avanzata delle truppe americane verso il nord Italia e la conseguente sconfitta dei tedeschi  in Umbria.La seconda barriera difensiva nazi-fascista da annientare era quella chiamata “ gotica “ che passava sull’altopiano di Montesole; i partigiani cercavano di indebolirla  per aiutare le truppe alleate. Contemporaneamente quelle naziste liberarono Mussolini ; i nazifascismi che presidiavano la zona,  fecero una retata nei  13 borghi  dell’altopiano fra cui Monzuno e Grizzana, altopiano conosciuto poi oggi come luogo dell’eccidio di Marzabotto. Esso fu compiuto da sanguinari gruppi costituiti sia da fascisti italiani, che da tedeschi, divisi in gruppi incaricati di accerchiare le diverse zone per poi sterminare gli abitanti del territorio da loro circoscritto perchè secondo loro, davano sostegno ai partigiani.

 

Gli unici sopravvissuti riuscirono a salvarsi perché un gruppo di nazi-fasciti partì in ritardo e gli abitanti, quando sentirono gli spari scapparono attraversi i boschi. La crudeltà che caratterizzò questo eccidio fu che uccisero anche donne, bambini e vecchi che di solito venivano risparmiati. Passare attraverso questi luoghi e sapere che dove si cammina, un bambino è morto, è un’esperienza straziante, che ti dà “ qualcosa in più “; forse un po’ di consapevolezza, oppure coraggio, ma credo che per tutti sia stata un’emozione molto forte che non verrà mai scordata.

 

La nostra guida ci ha fatto percorrere le 13 tappe  dell’eccidio, nella prima delle quali ci siamo fermati per ammirare il panorama sottostante e per ascoltare il racconto dei principali avvenimenti storici della 2 guerra mondiale svoltisi in quei luoghi; insieme li abbiamo commentati.

 

Mi ha colpito molto la seconda sosta presso il piccolo borgo di Monzuno; più precisamente nelle poche rovine rimaste del vecchio insediamento bruciato  dai nazifascismi con gli abitanti rinchiusi dentro.

Sono testimonianze immobili e silenziose che però raccontano più di mille grattacieli; qui abbiamo anche ascoltato il racconto vivo di alcuni sopravvissuti a quell’eccidio, che hanno fatto commuovere molti dei ragazzi presenti.

Più avanti abbiamo sostato presso le rovine di una chiesa in cui sono stati catturati tutti i fedeli che credevano di essere al sicuro nella Casa di Dio, ma che invece, furono portati  nel cimitero dove furono uccisi, ammassandosi gli uni sugli altri.

 

In questi luoghi regna un silenzio che grida.

Ci grida di non dimenticare.

Ci grida soprattutto, di non ripetere quello che è stato.