|

|
Racconto
e pagina Web di
Caterina F. 1^I |
|
|
 |
|
Appena
vidi i biglietti aerei per
Parigi nella mano di mia mamma, capii che mi sarebbe successo qualcosa di
straordinario. |
| Scusate, non mi sono ancora
presentata. Mi chiamo Melanie, sono figlia unica e vivo in California con
i miei genitori, in una villetta sulla collina più alta di San Francisco.
Ho undici anni. |
 |
|

|
Un
venerdì di giugno, con la mia migliore amica Clarisse, stavamo tornando a
casa da scuola ( Clarisse è la mia vicina di casa), quando incontrammo
mia nonna, che ci disse: - Ciao Melanie, come stai? Sai che la tua mamma
ha in mente di fare un regalo a te e alla tua amica?! A domani nipotina
mia! |
| Salutai Clarisse
e corsi subito a casa: entrai in giardino, arrivai alla porta d’
entrata, infilai la chiave nella serratura e la girai. Mia madre mi
aspettava all’ entrata, come se avesse voglia di dirmi
qualcosa immediatamente: - Ciao, Mel, guarda che cos’ ho in mano:
i biglietti aerei per un viaggio in aereo di andata e ritorno per
Parigi!!! |

|
|

|
Io rimasi incredula dalla
felicità, sarei andata per tre giorni a Parigi con Clarisse! Ma c’ era
un problema, chi ci avrebbe accompagnato? Non c’ era nessuno della mia
famiglia a Parigi, ma poi mi ricordai: Clarisse mi aveva parlato di
un’ amica di sua mamma che viveva vicino alla Tour Eiffel. Allora
telefonai subito a Clarisse e le dissi dell’ accaduto. Eravamo
felicissime anche perchè la mamma di Clarisse aveva acconsentito
che andassimo dalla sua amica di nome Charlotte. |
| Una
settimana dopo, la mattina presto, corsi fuori a chiamare Clarisse: tutt’ e
due eravamo già pronte:: i bagagli chiusi, l’ abbigliamento adatto e…
mancavano solo i saluti. Dopo un po’ di lacrime, venne a casa mia lo
zio di Clarisse, che ci accompagnò in aeroporto. Salutammo anche lui e, dopo
aver “salutato” le nostre valige e avere mostrato il passaporto, salimmo
sull’ aereo. Era una strana
sensazione che non avevo mai provato, invece Clarisse era già salita una volta
in aereo, per andare dai suoi nonni che vivono nel Kansas.
|
 |
|
    
|
L’
aereo decollò dopo circa mezz’ ora, facendo un gran rumore. Dopo dodici ore,
che erano passate cambiando sempre l’ orario dell’ orologio, e raccontandoci
le nostre impressioni e sogni per il viaggio a Parigi, arrivammo finalmente in
quella città meravigliosa e molto romantica, da quello che si dice. All’
aeroporto ci aspettava Charlotte: era francese e con gli occhi azzurri, aveva
circa vent’ anni. |
| Dopo le presentazioni salimmo su un taxi e vedemmo un sacco
di cose dal finestrino: il museo del Louvre, l’ Arco di Trionfo, l’
Ambasciata americana, gli Champs Elysées,
e infine la Tour Eiffel. Scendemmo dal taxi e andammo a casa di Charlotte
a posare le valige. Charlotte abitava in una palazzina di media altezza: l’
appartamento era semplice, le stanze erano abbellite da quadri che raffiguravano
tutti la “Ville lumiere” attuale.
Non mancava nulla, a quanto pare Charlotte doveva essere innamorata della sua
città, Parigi. Dopo avere posato
le valige a casa di Charlotte, ci
recammo in banca a cambiare i dollari in strane banconote e monete tutte
colorate, chiamate euro e centesimi, anche se quest’ ultimi li avevamo anche
noi, solo un po’ diversi; poi Charlotte ci portò a mangiare le crêpes e a
bere una Coca. Noi non sapevamo bene il francese, allora sbagliammo le
ordinazioni e la cameriera si arrabbiò pure, ma Charlotte rimediò
tutto.
|

|
|

|
|
 |
La giornata passò in fretta, e
la sera, per cena ordinammo hamburger e patatine al McDonald. Charlotte non
aveva mai assaggiato questi cibi, ma rimase deliziata dalla loro bontà.
La mattina dopo ci alzammo verso le dodici e andammo a visitare il museo
del Louvre: tutti i quadri erano meravigliosi, ma quello che ha più attirato la
mia attenzione è stato “La Gioconda” di Leonardo da Vinci, ma anche “L’
urlo” di Edward Munch mi piacque, perché era molto originale e fantastico,
come se quel
mondo (dentro al quadro)
si stesse per sciogliere. |
| Uscite dal museo, eravamo un po’ frastornate per
tutti i quadri che avevamo visto, Clarisse si era un po’ annoiata, ma io no,
perché non avevo mai visto quadri così belli in vita mia: eh, sì, gli artisti
europei sono veramente bravi, anche se non lo avrei mai pensato se non fossi
venuta a Parigi. Mangiammo il pesce in un ristorante e poi andammo a prendere un
traghetto sulla Senna: come era romantica! Charlotte ci chiese di metterci in
posa e ci scattò una foto. La foto
uscì dalla macchinetta e
Charlotte ce la porse, ma noi gliela volevamo lasciare, così non ci avrebbe mai
dimenticate.
|

|
|
 |
Giunse
la sera e tornammo a casa in metropolitana, Charlotte ci disse allora di stare
attente ai borseggiatori.
Driiin!!!! La sveglia suonò alle otto in punto. Andammo tutte e tre a
fare colazione al bar: cioccolata in tazza , croissant e baguette: gnam gnam che
bontà! Questo sarebbe stato l’ultimo giorno a Parigi e quindi Charlotte ci
portò a vedere la Tour
Eiffel. Decidemmo di salirla a piedi, e, arrivate in
cima, stanchissime, ci godemmo Parigi dall’ alto: che spettacolo mozzafiato!
Per pranzo, mangiammo al ristorante della Tour Eiffel. Al pomeriggio andammo a
fare shopping in centro, io comprai una gonna carinissima con disegnata la Tour
Eiffel.
|
| La
giornata era ormai finita. Mentre andavamo all’ aeroporto in taxi vedemmo la
Tour Eiffel illuminata: che meraviglia! |
               |
|
 |
Salutammo
Charlotte e salimmo sull’ aereo per San Francisco, piene di ricordi ed
emozioni di un viaggio che ci aveva veramente cambiato la vita. |