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Stralcio dal resoconto stenografico che si trova al sito www.camera.it


CAMERA DEI DEPUTATI
Stenografico Aula in corso di seduta

Seduta n. 10 del 13/6/2006

Svolgimento di interpellanze e interrogazioni (ore 16).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e interrogazioni.


(Questioni connesse all'applicazione della normativa sui test Invalsi presso l'Istituto comprensivo n. 8 di Bologna - nn. 2-00008 e 3-00028)
PRESIDENTE. Avverto che l'interpellanza Garagnani [Forza Italia] n. 2-00008 e l'interrogazione Zanotti [Ulivo] n. 3-00028, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 1).

(...)

PRESIDENTE. (..) Il viceministro per l'istruzione, Mariangela Bastico, ha facoltà di rispondere all'interpellanza Garagnani [Forza Italia] n. 2-00008 ed all'interrogazione Zanotti [Ulivo] n. 3-00028.

MARIANGELA BASTICO, Viceministro dell'istruzione. Signor Presidente, auspico di rispondere in modo chiaro - come richiesto dalle interroganti e dall'interpellante onorevole Garagnani, e con toni di maggiore moderazione rispetto al consigliere Garagnani -, nel merito, rispetto (..) alle prove Invalsi presso l'Istituto comprensivo n. 8 di Bologna.
La somministrazione delle prove Invalsi trova la sua fonte normativa nella legge n. 53 del 2003, recante delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, e nel decreto legislativo n. 286 del 2004.
Dico subito all'onorevole Garagnani che le direttive n. 52 del 12 luglio 2004 e n. 49 del 6 maggio 2005, emanate dal ministro Moratti ai sensi dell'articolo 2, comma 4, del suddetto decreto legislativo n. 286, rispettivamente per l'anno scolastico 2004 2005 e per quello successivo, hanno conferito progressivamente obbligatorietà alla valutazione per il primo ciclo di istruzione. Quindi, al primo quesito (se fossero obbligatorie) rispondo che hanno conseguito progressivamente obbligatorietà; ciò in relazione alla prescrittività delle indicazioni nazionali riguardanti la riforma del primo ciclo, che deriva dagli articoli 13 e 14 del decreto legislativo n. 59 del 19
febbraio 2004 (recante, appunto, le disposizioni relative al primo ciclo). Le direttive medesime hanno mantenuto, invece, volontaria l'adesione delle istituzioni scolastiche degli altri ordini e gradi di scuola, in quanto era ancora in corso l'iter di emanazione dei provvedimenti delegati riguardanti il secondo ciclo di istruzione.
La somministrazione delle prove per ciascun ciclo scolastico è stata prevista, contestualmente in tutto il territorio nazionale, in un unico periodo, che è stato individuato, per l'anno scolastico 2005-2006, nei giorni 29 e 30 novembre e 1o dicembre 2005. Così è accaduto anche in Emilia Romagna su disposizione della direzione scolastica regionale, che ha emanato una propria circolare di riferimento.
Per quanto riguarda l'Istituto comprensivo n. 8 di Bologna, il competente dirigente generale dell'ufficio scolastico regionale per l'Emilia Romagna ha riferito - questi sono i dati che mi sono stati trasmessi dalla dottoressa Stellacci - che presso l'Istituto, in data 6 ottobre 2005, si è svolta una seduta del collegio dei docenti. In tale consesso, alcuni insegnanti hanno discusso sulla validità delle prove Invalsi, invocando a sostegno della tesi della non obbligatorietà delle prove, il carattere non definitivo delle indicazioni nazionali, nonché i principi della libertà di insegnamento e dell'autonomia scolastica. Veniva, quindi, messa ai voti una delibera di non somministrazione delle prove, che veniva dichiarata approvata.
Con nota n. 100 del 6 dicembre 2005, la dirigente scolastica, in occasione di specifica rilevazione regionale sull'andamento della somministrazione - come vede, onorevole Garagnani, si procede, in Emilia Romagna, a tutti gli atti di verifica e di controllo rientranti negli adempimenti degli uffici dello Stato, nel pieno rispetto delle leggi -, comunicava al dirigente del Centro servizi amministrativi di Bologna ed alla direzione regionale per l'Emilia Romagna la non effettuazione delle prove Invalsi nei due plessi della scuola primaria, nonché nella scuola di primo grado Carracci.
Successivamente, il dirigente del Centro servizi amministrativi di Bologna interveniva, riaffermando l'obbligatorietà di tali prove ed invitando la dirigente scolastica a fornire un calendario suppletivo per la somministrazione delle prove stesse.
Con una nota dell'11 gennaio 2006, la dirigente in questione comunicava al Centro servizi amministrativi di Bologna l'intervenuta somministrazione delle prove secondo un calendario ad hoc predisposto ed a seguito dell'emanazione di appositi ordini di servizio nominativi, così come richiesto dal medesimo dirigente del centro (come vede, onorevole Garagnani, si procede nel rispetto delle leggi). Le prove si sono tenute nelle giornate dell'11, 12 e 13 gennaio, dopo il rientro dalle vacanze natalizie.
La direzione scolastica regionale contestava alla dirigente scolastica inottemperanze ai doveri istituzionali, in quanto sulla medesima incombeva l'obbligo di osservare e di far osservare la normativa vigente; l'ufficio scolastico regionale aveva ritenuto che la medesima si fosse limitata ad una passiva presa d'atto della situazione.
Viceversa - e qui trova spazio la ricostruzione dei fatti, che le voglio illustrare, in base alla quale molte delle sue affermazioni non sono effettivamente rispondenti all'andamento degli eventi -, la dirigente scolastica, nella seduta del 6 ottobre 2005, aveva espresso a verbale le seguenti dichiarazioni, con le quali si dissociava, apertamente e formalmente, dalle posizioni tenute in sede di collegio dei docenti.
Le leggerò una parte del verbale, onorevole Garagnani, che posso successivamente consegnarle: «(...) La dirigente pur prendendo atto della posizione espressa dal collegio, dichiara che sul tema prove Invalsi, non è prevista nessuna delibera di adesione e che procederà all'attivazione di tutte le procedure, perché le prove dovranno comunque essere effettuate (...)».
Vede, se vi fosse stato un dialogo più diretto tra la direzione scolastica regionale e la direzione dello specifico Istituto comprensivo, probabilmente tale passaggio e questa verbalizzazione avrebbero evitato una lunga e complicata procedura di contenzioso (che, peraltro, ha trovato molto spazio anche presso l'opinione pubblica) che si è rivelata, nei fatti, assolutamente inutile; tanto è vero che sono in possesso del provvedimento di archiviazione da parte del direttore dell'ufficio scolastico regionale.
La dirigenza di tale ufficio, infatti, ha disposto che il procedimento di accertamento di responsabilità dirigenziale, avviato, con nota di contestazione protocollo n. 69 del 23 marzo 2006, a carico della dirigente scolastica professoressa Giuliana Balboni, è, con il presente atto, archiviato (e questo che le mostro è il dispositivo di archiviazione).
Ciò perché proprio la dissociazione rispetto alle posizioni assunte dal collegio dei docenti, contenuta nel verbale che le ho letto, è stata ribadita e confermata dalla dirigente in questione nel corso di un incontro svoltosi presso la direzione scolastica regionale in data 27 aprile 2006. Come può constatare, onorevole Garagnani, il verbale risaliva invece al 6 ottobre 2005: un dialogo maggiore sarebbe stato davvero proficuo!
Alla luce di quest'ultimo accertamento, il dirigente dell'ufficio scolastico regionale ha archiviato - le ho già letto il testo del provvedimento - il procedimento a carico della dirigente dell'Istituto comprensivo n. 8 di Bologna, attivato sulla base di presupposti non aderenti al reale svolgimento dei fatti. Il Ministero non ha sollevato alcuna obiezione in ordine alle determinazioni assunte dalla direzione scolastica regionale.
Questa è la ricostruzione dei fatti. Vorrei concludere, tuttavia, formulando alcune osservazioni inerenti al merito della questione, con riferimento in primo luogo alle prove Invalsi.
Voglio comunicare a lei, onorevole Garagnani, nonché all'onorevole Zanotti ed alle altre deputate interroganti, che il Ministero ha già avviato un processo di revisione in materia di rilevazione dei livelli di apprendimento, al fine di ricercare, rispetto alla situazione attuale, congruità ed efficacia dei contenuti delle prove somministrate e dei tempi della loro erogazione. Ciò per rendere la rilevazione stessa funzionale sia alla programmazione degli interventi formativi delle scuole, sia alla verifica ed alla ridefinizione degli obiettivi generali del sistema dell'istruzione.
Ciò per quanto concerne le prove Invalsi. Vorrei comunque svolgere, onorevole Garagnani, altre rapidissime osservazioni di merito. Lei ha descritto la realtà dell'Emilia Romagna in modo assolutamente non conforme né allo stato dei fatti, né all'opinione di tutti coloro che operano nelle istituzioni, nelle associazioni e nell'ambito del sistema scolastico di detta regione.

Ebbene, quanto lei ha affermato non è pertinente, e lei sa bene che, nonostante il notevole lavoro da lei compiuto per evidenziare le illegalità commesse in Emilia-Romagna, mai queste sono state rilevate dagli organi competenti; inoltre, né negli atti legislativi, né tanto meno nei provvedimenti normativi della regione Emilia Romagna è stato riscontrato, da parte degli organi competenti, un inadempimento della normativa nazionale (ad esempio, per quanto concerne gli atti legislativi, mi riferisco all'attività della Corte costituzionale).
Da ultimo, vorrei sottolineare un aspetto che ritengo importante. Nell'applicazione di riforme così complesse, aventi ad oggetto sistemi scolastici delicati (quali l'istruzione e la formazione) che attengono ai processi educativi dei ragazzi e delle persone, credo che la scelta di operare attraverso i procedimenti disciplinari, determinando un contenzioso, non sia una modalità in grado di conseguire risultati positivi. Per mettere in atto le riforme (qualunque esse siano), a mio avviso, occorrono infatti tempo, dialogo, costruzione e convincimento: ciò non è stato realizzato in modo adeguato, ed i fatti stessi lo dimostrano!
Onorevole Garagnani, lei ha citato la sperimentazione nell'ambito delle scuole superiori. Vorrei ricordare che si trattava di una sperimentazione su base del tutto volontaria: pertanto, chi voleva applicarla poteva farlo, mentre chi non la desiderava era legittimato a non attuarla.
Ebbene, in tutt'Italia - in tutt'Italia! -, 54 su quasi 2 mila istituti di istruzione superiore coinvolti in tale ambito avevano proposto una sperimentazione - peraltro tutta ricollocabile entro l'autonomia scolastica - il 15 per cento -, quindi non anticipatoria rispetto all'impianto della riforma della scuola superiore e - consideri tale aspetto, onorevole Garagnani - talmente inefficace e poco applicata, che, proprio per raggiungere una omogeneità di funzionamento per tutto il nostro sistema dell'istruzione, il ministro Fioroni ha ritenuto di procedere alla sua sospensione.
Quindi, onorevole Garagnani, può constatare che anche l'atteggiamento - responsabile - che la regione Emilia Romagna aveva proposto nel non «forzare la mano» sulla riforma della scuola superiore era giusto, coerente e rispondente con il sentire delle istituzioni scolastiche, delle famiglie e dei ragazzi.

(...)

PRESIDENTE. Il deputato Garagnani ha facoltà di replicare.

FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, ovviamente mi dichiaro totalmente insoddisfatto della risposta, per una serie di valutazioni. Inizio dall'ultima affermazione del viceministro Bastico, sulle sperimentazioni: vi è modo e modo di affrontare la riforma della scuola! Quando, chi ha responsabilità direzionali della scuola, a livello di assessorato regionale o provinciale, invita esplicitamente a boicottare la riforma è chiaro che, a mio modo di vedere, il medesimo dimostra scarso senso delle istituzioni. La riforma può piacere o no, ma ritengo che, anche se quest'ultima non provenga dalla stessa forza politica alla quale appartiene un dato dirigente politico delle istituzioni, è evidente che la posizione di detto dirigente - di un assessore, regionale, provinciale o comunale che sia - è diversa da quella di un coordinatore di partito, perché il primo si deve far carico dell'intera esigenza della popolazione scolastica, di un equilibrio che compete a quel medesimo esponente - a quel medesimo assessore - e che egli deve, appunto, garantire in nome e per conto della collettività.

Secondo aspetto: ho parlato anch'io con vari esponenti della scuola, a livello dirigenziale, che vivono o hanno vissuto questa ed altre vicende. Dalle parole del viceministro non ho ascoltato smentite significative in merito, ma soprattutto riconfermo quanto detto: avendo parlato anch'io con la direzione scolastica regionale, so benissimo che il caso della ricordata dirigente non è l'unico; ve ne sono stati altri.
Signor viceministro, lei è sicuramente più importante del sottoscritto: è riuscita ad avere gli atti che io ho richiesto dieci volte - dieci volte! -, ricevendo una risposta insulsa e veramente ridicola dell'ufficio contenzioso, che mi aveva chiesto in base a quale interesse avessi fatto tale domanda. Risposi che, quale parlamentare, sono portatore di un interesse generale alla tutela della legalità e della correttezza amministrativa che, nel caso in questione, ritengo violata e reputo pertanto mio dovere istituzionale far rispettare la legge ovunque essa sia violata. Aggiungo che ho fondati elementi per ritenere che la negazione al sottoscritto dell'accesso agli atti derivi dal timore di un determinato funzionario di avere possibili sanzioni, o guai, nel caso avesse dato al sottoscritto la possibilità di verificare gli atti stessi che - lo ripeto - mi competono. È inammissibile che l'ufficio scolastico regionale del Ministero della pubblica istruzione dell'Emilia Romagna mi chieda in base a quale titolo domandi di verificare gli atti! Lei, signor viceministro, li ha avuti. Io non li ho avuti. Eppure, siamo solo stesso piano, perché, quale parlamentare, ho diritto di verificare ciò che avviene nella mia regione, sulla base di atti di sindacato ispettivo che ho presentato al Governo. Dunque, chiedo perché il Governo ha potuto verificare gli atti ed il sottoscritto no. A questo punto denunzierò il responsabile per omissione d'atti d'ufficio, ed intendo farlo anche nei confronti della dirigente scolastica succitata, perché non si tratta, invero, di caso singolo e credo occorra riflettere a lungo su un'interpretazione ed applicazione della legge che non può essere accettata: non vi sono sinecure, non vi sono zone di privilegio!
Signor viceministro, al termine della mia replica le consegnerò la documentazione in mio possesso; credo, onorevoli colleghi, signor Presidente, che sia un problema di dignità di ognuno di noi parlamentari, il vedersi negato l'accesso ad atti pubblici - ed, in merito, non vi è alcun'esigenza di tutela della privacy, in quanto le due interpellanze presentate fanno riferimento, con nome, cognome e fatti circostanziati, ad episodi verificatisi a Bologna. Non posso pertanto essere inibito dal conoscere gli atti relativi!
Il viceministro Bastico era a conoscenza di atti che al sottoscritto sono stati negati e sono stati soltanto citati in un certo modo, peraltro confermando la mia versione. Arrivo anche a dire che ho ricevuto pressioni discrete dagli uffici scolastici e regionali a lasciar perdere, alla luce del particolare clima politico che sta caratterizzando la situazione politica italiana. Ora, presentando l'interpellanza, io non m'illudevo certo di un possibile accoglimento della medesima (non era un processo alle intenzioni) ma, stante la politicizzazione esasperata che caratterizza la scuola, non m'illudevo...

(...)

FABIO GARAGNANI. ...non m'illudevo di questo! Intendo riaffermare un principio di diritto: il principio che un parlamentare ha il diritto di chiedere il rispetto della legge e ha il diritto di denunciare violazioni della stessa, quando funzionari dello Stato, tenuti verso quest'ultimo ad un obbligo di lealtà e di correttezza - non dimentichiamoci mai questo - vìolano, in un modo o nell'altro, tranquillamente, le disposizioni che sono tenuti ad applicare. Perché di questo si tratta! Questo è valso, a suo tempo, per il tempo pieno; è valso, in genere, per tutta una serie di provvedimenti conseguenti alla riforma della scuola secondaria superiore che, o sono stati applicati parzialmente o sono stati disapplicati. Allora, un Governo serio, di fronte a queste cose, fino a che la legge è in vigore, deve assumersi le proprie responsabilità e non rispondere con affermazioni scarsamente plausibili, me lo consenta, onorevole Bastico - come lei ha fatto in questa sede dicendo: «io mi rendo conto di tutta una pressione politica, della CGIL scuola, degli insegnanti, dei no global, di tutti coloro che si stanno muovendo da anni nella nostra realtà...». Tali pressioni probabilmente condizionano e hanno condizionato il suo operato, come pure quello di molti dirigenti dello Stato, i quali temono quelle che vengono dal sindacato o da determinati partiti politici, soprattutto in Emilia Romagna.


Basta ricordare - per inciso - com'è stato celebrato il 2 giugno: in un modo vergognoso, la festa della Repubblica con due parlamentari di provenienza comunista, attualmente ex-diessina, e nessun parlamentare del centrodestra, con la connivenza, in questo caso, anche della prefettura della Repubblica. Così dico chiaramente quel che penso!

(...)

FABIO GARAGNANI. Questo è un indice di questa situazione! Allora, tornando al caso in questione, qui si tratta di circoscriverlo ad alcuni dati di fatto. Ci sarebbe anche da verificare il caso - mi sono segnato quello che ha detto l'onorevole Bastico a proposito del collegio dei docenti e della direzione scolastica regionale - della non somministrazione delle prove. Sono convinto che le affermazioni fatte in questa sede dal viceministro Bastico (mi confondo perché siano stati entrambi in regione, io ero all'opposizione ed il viceministro era assessore, allora) non sono le stesse che la dirigente del Circolo 8 di Bologna ha reso esattamente a Il Resto del Carlino e a La Repubblica. Allora c'è una divergenza di fondo: il viceministro in questa sede ha dato una versione che non corrisponde a quella data dalla dirigente scolastica e a quella data dalla CGIL scuola, alla quale appartiene quella dirigente. La CGIL scuola (l'ho detto all'inizio, lo ribadisco adesso) ha detto che si è scelta la linea della sanzione perché quella funzionaria dello Stato aveva scelto di non applicare la legge Moratti. Parole testuali, che sono apparse su tutti quotidiani! Chiedo pertanto un momento di ripensamento al Governo: qual è la ragione di questa discrasia? Perché tutti i quotidiani locali hanno dato un'interpretazione diversa da quella del viceministro? Perché la stessa dirigente in questione ha dato un'interpretazione diversa e non ha parlato di suoi atteggiamenti di differenziazione rispetto al collegio dei docenti? Io non faccio processi alle intenzioni - perché credo che sia la realtà - ritengo che ci sia stata una vicenda ulteriore e che ha modificato i contenuti di quella querelle, presentando in questa sede un aspetto edulcorato di una vicenda che invece doveva essere affrontata e sanzionata in termini duri e di rispetto della legge. Soltanto se si ha rispetto della legge, avremo veramente il rispetto dei nostri concittadini e favoriremo quel legittimo pluralismo e quel concetto di democrazia che tutti diciamo di condividere.
Questa è la ragione per la quale - signor Presidente, signor viceministro - mi dichiaro totalmente insoddisfatto della risposta fornita dal Governo, ribadendo che, per quanto mi riguarda, la vicenda non si conclude qui, in quanto i contorni oscuri c'erano, permangono e sono stati ulteriormente aggravati dalla risposta resa in questa sede.

PRESIDENTE. L'onorevole Zanotti ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-00028.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, l'onorevole Garagnani si conferma sempre per la sua faziosità. Il viceministro Bastico, tuttavia, ha smentito tutti gli elementi contenuti nell'interpellanza del collega Garagnani.
D'altra parte, il balbettio emerso nella replica dell'interpellante dimostra che lei, onorevole Garagnani, ha dovuto prendere atto...

(...)

KATIA ZANOTTI. A questo punto, vorrei sottolineare - mi rivolgo in primo luogo al viceministro Bastico - che mi dichiaro completamente soddisfatta della risposta fornita per la ricostruzione lineare della vicenda che dà atto di un comportamento della dirigente scolastica, Balboni, assolutamente lineare. Altro che cose oscure da svelare - il peso della CGIL e i no global -, in quanto non si sa cosa ci sia dietro!
Ritengo che la dirigente scolastica abbia avuto il merito di aver tentato di evitare strumenti di carattere gerarchico, o addirittura coercitivo, per imporre lo svolgimento dei test Invalsi, peraltro - come ricordato dal viceministro - progressivamente resi obbligatori nella scuola primaria. Do atto alla dirigente Balboni di aver deciso che la scuola non si può governare con provvedimenti coercitivi, in quanto dovrebbe essere luogo di condivisione, di intenti, di proposte. La dirigente ha deciso di non eseguire un ordine impartito in via gerarchica, scegliendo la via della relazione con il collegio dei docenti che si era espresso in merito, insieme a numerosi genitori che non erano stati assoldati per andare contro - come afferma lei, onorevole Garagnani -, ma che erano scesi in piazza autonomamente, in Emilia Romagna, tante volte contro la legge Moratti. Si tratta di genitori attenti ai livelli ed alla qualità educativa dei loro figli, onorevole Garagnani!
Sta di fatto che poi, la dottoressa Balboni, ha provveduto attraverso 39 ordini di servizio e i test Invalsi sono stati eseguiti l'11, il 12 e il 13 gennaio, dopo le vacanze natalizie.
Ritengo che la chiusura di questa inchiesta costituisca un segnale molto importante, in quanto fuga l'idea che, dietro questa inchiesta, vi fosse una contestazione per riportare all'ordine, all'obbedienza, ogni espressione di dissenso e di rispetto del pensiero delle persone nei confronti dei provvedimenti assunti dall'ex ministro Moratti.
Peraltro, sono ulteriormente soddisfatta, in quanto dalla risposta del Governo ho appreso la messa in discussione dello strumento dei test Invalsi.

Si è discusso, ci sono ampie pagine di discussione circa la scientificità di questo strumento.
Credo soprattutto che, opportunamente e legittimamente, docenti e genitori si chiedessero se fossero queste le modalità più opportune di controllo della qualità educativa e formativa e dei loro figli.
Penso che dietro a questa vicenda, onorevole Garagnani, ci sia un problema di principio molto importante, che riguarda l'articolo 33 della Costituzione, riferito esattamente alla libertà di insegnamento e all'autonomia della scuola, nella costruzione di percorsi condivisi.
Penso in realtà che il rischio (che è stato anche rappresentato in fase di discussione sui test Invalsi durante il Governo di centrodestra del ministro Moratti), fosse esattamente questo: che essi potessero persino servire per dare un giudizio sull'operato degli insegnanti.
Considero che la vicenda si sia concluso nel modo giusto, riconoscendo ad essa un percorso lineare. Credo di dover dare atto in quest'aula alla dirigente Balboni che, in una vicenda complicata, ha prodotto un esito di assoluta linearità, confermato appunto dalla chiusura dell'inchiesta.
Concludo dicendo che sulle vicende della scuola emiliana anch'io, onorevole Garagnani, voglio evidenziare alcuni dati di «illegalità», così come lei l'ha chiamata. Le cito i miei dati di illegalità. Essi consistono nei 2526 bambini in lista di attesa nella scuola materna; sono le 64 sezioni di scuola materna che dopo la Moratti erogano la metà del servizio, con il servizio orario ridotto; sono le 80 classi a tempo pieno in meno. Grazie ai provvedimenti della legge Moratti, 64 di queste classi sono solo a Bologna. Sono esattamente 127 le classi della scuola secondaria scoperte...

(...)

PRESIDENTE. Onorevole Zanotti, concluda.

KATIA ZANOTTI. Concludo, Presidente. Volevo dire che, a proposito, di illegalità, io penso che la legge Moratti ha, come si dice, mandato in piazza molte persone, ma le ragioni che

(...)

hanno portato in piazza queste persone sono spiegate anche dai numeri che io ho cercato di dire con il poco tempo a disposizione a conclusione del mio intervento. Grazie.

 

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