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CAMERA DEI DEPUTATI
Stenografico Aula in corso di seduta
Seduta n. 10 del 13/6/2006
Svolgimento di interpellanze e interrogazioni (ore 16).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e
interrogazioni.
(Questioni connesse all'applicazione della normativa sui test Invalsi
presso l'Istituto comprensivo n. 8 di Bologna - nn. 2-00008 e 3-00028)
PRESIDENTE. Avverto che l'interpellanza Garagnani [Forza Italia] n. 2-00008 e
l'interrogazione Zanotti [Ulivo] n. 3-00028, che vertono sullo stesso argomento,
saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanze e
interrogazioni sezione 1).
(...)
PRESIDENTE. (..) Il viceministro per l'istruzione, Mariangela Bastico,
ha facoltà di rispondere all'interpellanza Garagnani [Forza Italia] n. 2-00008 ed
all'interrogazione Zanotti [Ulivo] n. 3-00028.
MARIANGELA BASTICO, Viceministro dell'istruzione. Signor Presidente,
auspico di rispondere in modo chiaro - come richiesto dalle interroganti
e dall'interpellante onorevole Garagnani, e con toni di maggiore
moderazione rispetto al consigliere Garagnani -, nel merito, rispetto
(..)
alle prove Invalsi presso l'Istituto comprensivo n. 8 di Bologna.
La somministrazione delle prove Invalsi trova la sua fonte normativa
nella legge n. 53 del 2003, recante delega al Governo per la definizione
delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle
prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, e nel
decreto legislativo n. 286 del 2004.
Dico subito all'onorevole Garagnani che le direttive n. 52 del 12 luglio
2004 e n. 49 del 6 maggio 2005, emanate dal ministro Moratti ai sensi
dell'articolo 2, comma 4, del suddetto decreto legislativo n. 286,
rispettivamente per l'anno scolastico 2004 2005 e per quello successivo,
hanno conferito progressivamente obbligatorietà alla valutazione per il
primo ciclo di istruzione. Quindi, al primo quesito (se fossero
obbligatorie) rispondo che hanno conseguito progressivamente
obbligatorietà; ciò in relazione alla prescrittività delle indicazioni
nazionali riguardanti la riforma del primo ciclo, che deriva dagli
articoli 13 e 14 del decreto legislativo n. 59 del 19
febbraio 2004 (recante, appunto, le disposizioni relative al primo
ciclo). Le direttive medesime hanno mantenuto, invece, volontaria
l'adesione delle istituzioni scolastiche degli altri ordini e gradi di
scuola, in quanto era ancora in corso l'iter di emanazione dei
provvedimenti delegati riguardanti il secondo ciclo di istruzione.
La somministrazione delle prove per ciascun ciclo scolastico è stata
prevista, contestualmente in tutto il territorio nazionale, in un unico
periodo, che è stato individuato, per l'anno scolastico 2005-2006, nei
giorni 29 e 30 novembre e 1o dicembre 2005. Così è accaduto anche in
Emilia Romagna su disposizione della direzione scolastica regionale, che
ha emanato una propria circolare di riferimento.
Per quanto riguarda l'Istituto comprensivo n. 8 di Bologna, il
competente dirigente generale dell'ufficio scolastico regionale per
l'Emilia Romagna ha riferito - questi sono i dati che mi sono stati
trasmessi dalla dottoressa Stellacci - che presso l'Istituto, in data 6
ottobre 2005, si è svolta una seduta del collegio dei docenti. In tale
consesso, alcuni insegnanti hanno discusso sulla validità delle prove
Invalsi, invocando a sostegno della tesi della non obbligatorietà delle
prove, il carattere non definitivo delle indicazioni nazionali, nonché i
principi della libertà di insegnamento e dell'autonomia scolastica.
Veniva, quindi, messa ai voti una delibera di non somministrazione delle
prove, che veniva dichiarata approvata.
Con nota n. 100 del 6 dicembre 2005, la dirigente scolastica, in
occasione di specifica rilevazione regionale sull'andamento della
somministrazione - come vede, onorevole Garagnani, si procede, in Emilia
Romagna, a tutti gli atti di verifica e di controllo rientranti negli
adempimenti degli uffici dello Stato, nel pieno rispetto delle leggi -,
comunicava al dirigente del Centro servizi amministrativi di Bologna ed
alla direzione regionale per l'Emilia Romagna la non effettuazione delle
prove Invalsi nei due plessi della scuola primaria, nonché nella scuola
di primo grado Carracci.
Successivamente, il dirigente del Centro servizi amministrativi di
Bologna interveniva, riaffermando l'obbligatorietà di tali prove ed
invitando la dirigente scolastica a fornire un calendario suppletivo per
la somministrazione delle prove stesse.
Con una nota dell'11 gennaio 2006, la dirigente in questione comunicava
al Centro servizi amministrativi di Bologna l'intervenuta
somministrazione delle prove secondo un calendario ad hoc predisposto ed
a seguito dell'emanazione di appositi ordini di servizio nominativi,
così come richiesto dal medesimo dirigente del centro (come vede,
onorevole Garagnani, si procede nel rispetto delle leggi). Le prove si
sono tenute nelle giornate dell'11, 12 e 13 gennaio, dopo il rientro
dalle vacanze natalizie.
La direzione scolastica regionale contestava alla dirigente scolastica
inottemperanze ai doveri istituzionali, in quanto sulla medesima
incombeva l'obbligo di osservare e di far osservare la normativa
vigente; l'ufficio scolastico regionale aveva ritenuto che la medesima
si fosse limitata ad una passiva presa d'atto della situazione.
Viceversa - e qui trova spazio la ricostruzione dei fatti, che le voglio
illustrare, in base alla quale molte delle sue affermazioni non sono
effettivamente rispondenti all'andamento degli eventi -, la dirigente
scolastica, nella seduta del 6 ottobre 2005, aveva espresso a verbale le
seguenti dichiarazioni, con le quali si dissociava, apertamente e
formalmente, dalle posizioni tenute in sede di collegio dei docenti.
Le leggerò una parte del verbale, onorevole Garagnani, che posso
successivamente consegnarle: «(...) La dirigente pur prendendo atto
della posizione espressa dal collegio, dichiara che sul tema prove
Invalsi, non è prevista nessuna delibera di adesione e che procederà
all'attivazione di tutte le procedure, perché le prove dovranno comunque
essere effettuate (...)».
Vede, se vi fosse stato un dialogo più diretto tra la direzione
scolastica regionale e la direzione dello specifico Istituto
comprensivo, probabilmente tale passaggio e questa verbalizzazione
avrebbero evitato una lunga e complicata procedura di contenzioso (che,
peraltro, ha trovato molto spazio anche presso l'opinione pubblica) che
si è rivelata, nei fatti, assolutamente inutile; tanto è vero che sono
in possesso del provvedimento di archiviazione da parte del direttore
dell'ufficio scolastico regionale.
La dirigenza di tale ufficio, infatti, ha disposto che il procedimento
di accertamento di responsabilità dirigenziale, avviato, con nota di
contestazione protocollo n. 69 del 23
marzo 2006, a carico della dirigente scolastica professoressa Giuliana
Balboni, è, con il presente atto, archiviato (e questo che le mostro è
il dispositivo di archiviazione).
Ciò perché proprio la dissociazione rispetto alle posizioni assunte dal
collegio dei docenti, contenuta nel verbale che le ho letto, è stata
ribadita e confermata dalla dirigente in questione nel corso di un
incontro svoltosi presso la direzione scolastica regionale in data 27
aprile 2006. Come può constatare, onorevole Garagnani, il verbale
risaliva invece al 6 ottobre 2005: un dialogo maggiore sarebbe stato
davvero proficuo!
Alla luce di quest'ultimo accertamento, il dirigente dell'ufficio
scolastico regionale ha archiviato - le ho già letto il testo del
provvedimento - il procedimento a carico della dirigente dell'Istituto
comprensivo n. 8 di Bologna, attivato sulla base di presupposti non
aderenti al reale svolgimento dei fatti. Il Ministero non ha sollevato
alcuna obiezione in ordine alle determinazioni assunte dalla direzione
scolastica regionale.
Questa è la ricostruzione dei fatti. Vorrei concludere, tuttavia,
formulando alcune osservazioni inerenti al merito della questione, con
riferimento in primo luogo alle prove Invalsi.
Voglio comunicare a lei, onorevole Garagnani, nonché all'onorevole
Zanotti ed alle altre deputate interroganti, che il Ministero ha già
avviato un processo di revisione in materia di rilevazione dei livelli
di apprendimento, al fine di ricercare, rispetto alla situazione
attuale, congruità ed efficacia dei contenuti delle prove somministrate
e dei tempi della loro erogazione. Ciò per rendere la rilevazione stessa
funzionale sia alla programmazione degli interventi formativi delle
scuole, sia alla verifica ed alla ridefinizione degli obiettivi generali
del sistema dell'istruzione.
Ciò per quanto concerne le prove Invalsi. Vorrei comunque svolgere,
onorevole Garagnani, altre rapidissime osservazioni di merito. Lei ha
descritto la realtà dell'Emilia Romagna in modo assolutamente non
conforme né allo stato dei fatti, né all'opinione di tutti coloro che
operano nelle istituzioni, nelle associazioni e nell'ambito del sistema
scolastico di detta regione.
Ebbene, quanto lei ha affermato non è pertinente, e lei sa bene che,
nonostante il notevole lavoro da lei compiuto per evidenziare le
illegalità commesse in Emilia-Romagna, mai queste sono state rilevate
dagli organi competenti; inoltre, né negli atti legislativi, né tanto
meno nei provvedimenti normativi della regione Emilia Romagna è stato
riscontrato, da parte degli organi competenti, un inadempimento della
normativa nazionale (ad esempio, per quanto concerne gli atti
legislativi, mi riferisco all'attività della Corte costituzionale).
Da ultimo, vorrei sottolineare un aspetto che ritengo importante.
Nell'applicazione di riforme così complesse, aventi ad oggetto sistemi
scolastici delicati (quali l'istruzione e la formazione) che attengono
ai processi educativi dei ragazzi e delle persone, credo che la scelta
di operare attraverso i procedimenti disciplinari, determinando un
contenzioso, non sia una modalità in grado di conseguire risultati
positivi. Per mettere in atto le riforme (qualunque esse siano), a mio
avviso, occorrono infatti tempo, dialogo, costruzione e convincimento:
ciò non è stato realizzato in modo adeguato, ed i fatti stessi lo
dimostrano!
Onorevole Garagnani, lei ha citato la sperimentazione nell'ambito delle
scuole superiori. Vorrei ricordare che si trattava di una
sperimentazione su base del tutto volontaria: pertanto, chi voleva
applicarla poteva farlo, mentre chi non la desiderava era legittimato a
non attuarla.
Ebbene, in tutt'Italia - in tutt'Italia! -, 54 su quasi 2 mila istituti
di istruzione superiore coinvolti in tale ambito avevano proposto una
sperimentazione - peraltro tutta ricollocabile entro l'autonomia
scolastica - il 15 per cento -, quindi non anticipatoria rispetto
all'impianto della riforma della scuola superiore e - consideri tale
aspetto, onorevole Garagnani - talmente inefficace e poco applicata,
che, proprio per raggiungere una omogeneità di funzionamento per tutto
il nostro sistema dell'istruzione, il ministro Fioroni ha ritenuto di
procedere alla sua sospensione.
Quindi, onorevole Garagnani, può constatare che anche l'atteggiamento -
responsabile - che la regione Emilia Romagna aveva proposto nel non
«forzare la mano» sulla riforma della scuola superiore era giusto,
coerente e rispondente con il sentire delle istituzioni scolastiche,
delle famiglie e dei ragazzi.
(...)
PRESIDENTE. Il deputato Garagnani ha facoltà di replicare.
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, ovviamente mi dichiaro totalmente
insoddisfatto della risposta, per una serie di valutazioni. Inizio
dall'ultima affermazione del viceministro Bastico, sulle
sperimentazioni: vi è modo e modo di affrontare la riforma della scuola!
Quando, chi ha responsabilità direzionali della scuola, a livello di
assessorato regionale o provinciale, invita esplicitamente a boicottare
la riforma è chiaro che, a mio modo di vedere, il medesimo dimostra
scarso senso delle istituzioni. La riforma può piacere o no, ma ritengo
che, anche se quest'ultima non provenga dalla stessa forza politica alla
quale appartiene un dato dirigente politico delle istituzioni, è
evidente che la posizione di detto dirigente - di un assessore,
regionale, provinciale o comunale che sia - è diversa da quella di un
coordinatore di partito, perché il primo si deve far carico dell'intera
esigenza della popolazione scolastica, di un equilibrio che compete a
quel medesimo esponente - a quel medesimo assessore - e che egli deve,
appunto, garantire in nome e per conto della collettività.
Secondo aspetto: ho parlato anch'io con vari esponenti della scuola, a
livello dirigenziale, che vivono o hanno vissuto questa ed altre
vicende. Dalle parole del viceministro non ho ascoltato smentite
significative in merito, ma soprattutto riconfermo quanto detto: avendo
parlato anch'io con la direzione scolastica regionale, so benissimo che
il caso della ricordata dirigente non è l'unico; ve ne sono stati altri.
Signor viceministro, lei è sicuramente più importante del sottoscritto:
è riuscita ad avere gli atti che io ho richiesto dieci volte - dieci
volte! -, ricevendo una risposta insulsa e veramente ridicola
dell'ufficio contenzioso, che mi aveva chiesto in base a quale interesse
avessi fatto tale domanda. Risposi che, quale parlamentare, sono
portatore di un interesse generale alla tutela della legalità e della
correttezza amministrativa che, nel caso in questione, ritengo violata e
reputo pertanto mio dovere istituzionale far rispettare la legge ovunque
essa sia violata. Aggiungo che ho fondati elementi per ritenere che la
negazione al sottoscritto dell'accesso agli atti derivi dal timore di un
determinato funzionario di avere possibili sanzioni, o guai, nel caso
avesse dato al sottoscritto la possibilità di verificare gli atti stessi
che - lo ripeto - mi competono. È inammissibile che l'ufficio scolastico
regionale del Ministero della pubblica istruzione dell'Emilia Romagna mi
chieda in base a quale titolo domandi di verificare gli atti! Lei,
signor viceministro, li ha avuti. Io non li ho avuti. Eppure, siamo solo
stesso piano, perché, quale parlamentare, ho diritto di verificare ciò
che avviene nella mia regione, sulla base di atti di sindacato ispettivo
che ho presentato al Governo. Dunque, chiedo perché il Governo ha potuto
verificare gli atti ed il sottoscritto no. A questo punto denunzierò il
responsabile per omissione d'atti d'ufficio, ed intendo farlo anche nei
confronti della dirigente scolastica succitata, perché non si tratta,
invero, di caso singolo e credo occorra riflettere a lungo su
un'interpretazione ed applicazione della legge che non può essere
accettata: non vi sono sinecure, non vi sono zone di privilegio!
Signor viceministro, al termine della mia replica le consegnerò la
documentazione in mio possesso; credo, onorevoli colleghi, signor
Presidente, che sia un problema di dignità di ognuno di noi
parlamentari, il vedersi negato l'accesso ad atti
pubblici - ed, in merito, non vi è alcun'esigenza di tutela della
privacy, in quanto le due interpellanze presentate fanno riferimento,
con nome, cognome e fatti circostanziati, ad episodi verificatisi a
Bologna. Non posso pertanto essere inibito dal conoscere gli atti
relativi!
Il viceministro Bastico era a conoscenza di atti che al sottoscritto
sono stati negati e sono stati soltanto citati in un certo modo,
peraltro confermando la mia versione. Arrivo anche a dire che ho
ricevuto pressioni discrete dagli uffici scolastici e regionali a
lasciar perdere, alla luce del particolare clima politico che sta
caratterizzando la situazione politica italiana. Ora, presentando
l'interpellanza, io non m'illudevo certo di un possibile accoglimento
della medesima (non era un processo alle intenzioni) ma, stante la
politicizzazione esasperata che caratterizza la scuola, non
m'illudevo...
(...)
FABIO GARAGNANI. ...non m'illudevo di questo! Intendo riaffermare un
principio di diritto: il principio che un parlamentare ha il diritto di
chiedere il rispetto della legge e ha il diritto di denunciare
violazioni della stessa, quando funzionari dello Stato, tenuti verso
quest'ultimo ad un obbligo di lealtà e di correttezza - non
dimentichiamoci mai questo - vìolano, in un modo o nell'altro,
tranquillamente, le disposizioni che sono tenuti ad applicare. Perché di
questo si tratta! Questo è valso, a suo tempo, per il tempo pieno; è
valso, in genere, per tutta una serie di provvedimenti conseguenti alla
riforma della scuola secondaria superiore che, o sono stati applicati
parzialmente o sono stati disapplicati. Allora, un Governo serio, di
fronte a queste cose, fino a che la legge è in vigore, deve assumersi le
proprie responsabilità e non rispondere con affermazioni scarsamente
plausibili, me lo consenta, onorevole Bastico - come lei ha fatto in
questa sede dicendo: «io mi rendo conto di tutta una pressione politica,
della CGIL scuola, degli insegnanti, dei no global, di tutti coloro che
si stanno muovendo da anni nella nostra realtà...». Tali pressioni
probabilmente condizionano e hanno condizionato il suo operato, come
pure quello di molti dirigenti dello Stato, i quali temono quelle che
vengono dal sindacato o da determinati partiti politici, soprattutto in
Emilia Romagna.
Basta ricordare - per inciso - com'è stato celebrato il 2 giugno: in un
modo vergognoso, la festa della Repubblica con due parlamentari di
provenienza comunista, attualmente ex-diessina, e nessun parlamentare
del centrodestra, con la connivenza, in questo caso, anche della
prefettura della Repubblica. Così dico chiaramente quel che penso!
(...)
FABIO GARAGNANI. Questo è un indice di questa situazione! Allora,
tornando al caso in questione, qui si tratta di circoscriverlo ad alcuni
dati di fatto. Ci sarebbe anche da verificare il caso - mi sono segnato
quello che ha detto l'onorevole Bastico a proposito del collegio dei
docenti e della direzione scolastica regionale - della non
somministrazione delle prove. Sono convinto che le affermazioni fatte in
questa sede dal viceministro Bastico (mi confondo perché siano stati
entrambi in regione, io ero all'opposizione ed il viceministro era
assessore, allora) non sono le stesse che la dirigente del Circolo 8 di
Bologna ha reso esattamente a Il Resto del Carlino e a La Repubblica.
Allora c'è una divergenza di fondo: il viceministro in questa sede ha
dato una versione che non corrisponde a quella data dalla dirigente
scolastica e a quella data dalla CGIL scuola, alla quale appartiene
quella dirigente. La CGIL scuola (l'ho detto all'inizio, lo ribadisco
adesso) ha detto che si è scelta la linea della sanzione perché quella
funzionaria dello Stato aveva scelto di non applicare la legge Moratti.
Parole testuali, che sono apparse su tutti quotidiani! Chiedo pertanto
un momento di ripensamento al Governo: qual è la ragione di questa
discrasia? Perché tutti i quotidiani locali hanno dato
un'interpretazione diversa da quella del viceministro? Perché la stessa
dirigente in questione ha dato un'interpretazione diversa e non ha
parlato di suoi atteggiamenti di differenziazione rispetto al collegio
dei docenti? Io non faccio processi alle intenzioni - perché credo che
sia la realtà - ritengo che ci sia stata una vicenda ulteriore e che ha
modificato i contenuti di quella querelle, presentando in questa sede un
aspetto edulcorato di una vicenda che invece doveva essere affrontata e
sanzionata in termini duri e di rispetto della legge. Soltanto se si ha
rispetto della legge, avremo veramente il rispetto dei nostri
concittadini e favoriremo
quel legittimo pluralismo e quel concetto di democrazia che tutti
diciamo di condividere.
Questa è la ragione per la quale - signor Presidente, signor
viceministro - mi dichiaro totalmente insoddisfatto della risposta
fornita dal Governo, ribadendo che, per quanto mi riguarda, la vicenda
non si conclude qui, in quanto i contorni oscuri c'erano, permangono e
sono stati ulteriormente aggravati dalla risposta resa in questa sede.
PRESIDENTE. L'onorevole Zanotti ha facoltà di replicare per la sua
interrogazione n. 3-00028.
KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, l'onorevole Garagnani si conferma
sempre per la sua faziosità. Il viceministro Bastico, tuttavia, ha
smentito tutti gli elementi contenuti nell'interpellanza del collega
Garagnani.
D'altra parte, il balbettio emerso nella replica dell'interpellante
dimostra che lei, onorevole Garagnani, ha dovuto prendere atto...
(...)
KATIA ZANOTTI. A questo punto, vorrei sottolineare - mi rivolgo in primo
luogo al viceministro Bastico - che mi dichiaro completamente
soddisfatta della risposta fornita per la ricostruzione lineare della
vicenda che dà atto di un comportamento della dirigente scolastica,
Balboni, assolutamente lineare. Altro che cose oscure da svelare - il
peso della CGIL e i no global -, in quanto non si sa cosa ci sia dietro!
Ritengo che la dirigente scolastica abbia avuto il merito di aver
tentato di evitare strumenti di carattere gerarchico, o
addirittura coercitivo, per imporre lo svolgimento dei test Invalsi,
peraltro - come ricordato dal viceministro - progressivamente resi
obbligatori nella scuola primaria. Do atto alla dirigente Balboni di
aver deciso che la scuola non si può governare con provvedimenti
coercitivi, in quanto dovrebbe essere luogo di condivisione, di intenti,
di proposte. La dirigente ha deciso di non eseguire un ordine impartito
in via gerarchica, scegliendo la via della relazione con il collegio dei
docenti che si era espresso in merito, insieme a numerosi genitori che
non erano stati assoldati per andare contro - come afferma lei,
onorevole Garagnani -, ma che erano scesi in piazza autonomamente, in
Emilia Romagna, tante volte contro la legge Moratti. Si tratta di
genitori attenti ai livelli ed alla qualità educativa dei loro figli,
onorevole Garagnani!
Sta di fatto che poi, la dottoressa Balboni, ha provveduto attraverso 39
ordini di servizio e i test Invalsi sono stati eseguiti l'11, il 12 e il
13 gennaio, dopo le vacanze natalizie.
Ritengo che la chiusura di questa inchiesta costituisca un segnale molto
importante, in quanto fuga l'idea che, dietro questa inchiesta, vi fosse
una contestazione per riportare all'ordine, all'obbedienza, ogni
espressione di dissenso e di rispetto del pensiero delle persone nei
confronti dei provvedimenti assunti dall'ex ministro Moratti.
Peraltro, sono ulteriormente soddisfatta, in quanto dalla risposta del
Governo ho appreso la messa in discussione dello strumento dei test
Invalsi.
Si è discusso, ci sono ampie pagine di discussione circa la
scientificità di questo strumento.
Credo soprattutto che, opportunamente e legittimamente, docenti e
genitori si chiedessero se fossero queste le modalità più opportune di
controllo della qualità educativa e formativa e dei loro figli.
Penso che dietro a questa vicenda, onorevole Garagnani, ci sia un
problema di principio molto importante, che riguarda l'articolo 33 della
Costituzione, riferito esattamente alla libertà di insegnamento e
all'autonomia della scuola, nella costruzione di percorsi condivisi.
Penso in realtà che il rischio (che è stato anche rappresentato in fase
di discussione sui test Invalsi durante il Governo di centrodestra del
ministro Moratti), fosse esattamente questo: che essi potessero persino
servire per dare un giudizio sull'operato degli insegnanti.
Considero che la vicenda si sia concluso nel modo giusto, riconoscendo
ad essa un percorso lineare. Credo di dover dare atto in quest'aula alla
dirigente Balboni che, in una vicenda complicata, ha prodotto un esito
di assoluta linearità, confermato appunto dalla chiusura dell'inchiesta.
Concludo dicendo che sulle vicende della scuola emiliana anch'io,
onorevole Garagnani, voglio evidenziare alcuni dati di «illegalità»,
così come lei l'ha chiamata. Le cito i miei dati di illegalità. Essi
consistono nei 2526 bambini in lista di attesa nella scuola materna;
sono le 64 sezioni di scuola materna che dopo la Moratti erogano la metà
del servizio, con il servizio orario ridotto; sono le 80 classi a tempo
pieno in meno. Grazie ai provvedimenti della legge Moratti, 64 di queste
classi sono solo a Bologna. Sono esattamente 127 le classi della scuola
secondaria scoperte...
(...)
PRESIDENTE. Onorevole Zanotti, concluda.
KATIA ZANOTTI. Concludo, Presidente. Volevo dire che, a proposito, di
illegalità, io penso che la legge Moratti ha, come si dice, mandato in
piazza molte persone, ma le ragioni che
(...)
hanno portato in piazza queste persone sono spiegate anche dai numeri
che io ho cercato di dire con il poco tempo a disposizione a conclusione
del mio intervento. Grazie.
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